Piano transizione 4.0
Autore: la redazione CDigital

Uno dei pilastri su cui porrà le fondamenta il Recovery Fund italiano sarà il Piano Nazionale Transizione 4.0. Nella legge di Bilancio 2021 vengono messe, a disposizione delle imprese per innovarsi, risorse per un ammontare di circa 24 miliardi di Euro. Il Nuovo Piano Nazionale del MISE prevede interventi sulle agevolazioni relative ai beni materiali e immateriali, ricerca e sviluppo, innovazione, design, green e formazione 4.0.

Le novità principali del nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0

Il nuovo Piano Nazionale si pone due obiettivi fondamentali: stimolare gli investimenti privati e garantire stabilità e certezze alle imprese attraverso misure pluriennali.

In sintesi, ecco dunque le novità principali:

  • Potenziamento degli incentivi sugli investimenti 4.0 attraverso l’incremento dei tetti massimi agevolabili e delle aliquote del credito d’imposta
  • I nuovi crediti d’imposta sono previsti per 2 anni
  • La decorrenza della misura è anticipata al 16 novembre 2020
  • È riconosciuto infine un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali definiti entro il 31 dicembre 2022, a condizione che: (i) il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto un versamento pari al 20% del costo di acquisizione; (ii) la consegna dei beni avvenga nei 6 mesi successivi (quindi, entro giugno 2023).

Gli investimenti agevolabili e le percentuali di aiuto: i dettagli del piano

Riportiamo nel seguito il dettaglio delle principali novità contenute nella nota del MISE:

A. Investimenti in beni materiali e immateriali

B. Ricerca&Sviluppo, Innovazione, Design e Green

C. Credito Formazione 4.0

BENI MATERIALI E IMMATERIALI

A. Investimenti in Beni materiali e immateriali

Le novità riguardano due aspetti: (A.1) l’anticipazione e riduzione della compensazione del credito e (A.2) la maggiorazione dei tetti e delle aliquote per investimenti in beni materiali, immateriali, Industry4.0:

A.1 Anticipazione e riduzione della compensazione con maggiore vantaggio fiscale nell’anno

  • per gli investimenti in beni strumentali “ex super” e in beni immateriali non 4.0 effettuati nel 2021 da soggetti con ricavi o compensi minori di 5.000.000 euro, il credito d’imposta è fruibile in un anno;
  • è ammessa la compensazione immediata (dall’anno in corso) del credito relativo agli investimenti in beni strumentali;
  • per tutti i crediti d’imposta sui beni strumentali materiali, la fruizione dei crediti è ridotta a 3 anni in luogo dei 5 anni previsti a legislazione vigente.

A.2 Maggiorazione tetti e aliquote

Beni materiali e immateriali

  • incremento dal 6% al 10% per tutti del credito beni strumentali materiali (ex super) per il solo anno 2021;
  • incremento dal 6% al 15% per investimenti effettuati nel 2021 per implementazione del lavoro agile;
  • estensione del credito ai beni immateriali non 4.0 con il 10% per investimenti effettuati nel 2021 al 6% per investimenti effettuati nel 2022.

 Beni materiali “Industry 4.0”

  • per spese inferiori a 2,5 milioni di euro: nuova aliquota al 50% nel 2021 e 40% nel 2022;
  • per spese superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni: nuova aliquota al 30% nel 2021 e 20% nel 2022;
  • per spese superiori a 10 milioni di euro e fino a 20 milioni è stato introdotto un nuovo tetto: aliquota al 10% nel 2021 e nel 2022.

Beni immateriali “Industry 4.0”

  • incremento dal 15% al 20%
  • massimale da 700.000 euro a 1 milione di euro

R&S, GREEN, DESIGN

B. Ricerca & Sviluppo, innovazione, Green, Design

  • Ricerca&Sviluppo: incremento dal 12% al 20% e massimale da 3 milioni a 4 milioni di euro;
  • Innovazione tecnologica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Innovazione green e digitale: incremento dal 10% al 15% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Design e ideazione estetica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni.

Formazione 4.0

C. Credito Formazione 4.0

  • Estensione del credito d’imposta alle spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori;
  • E’ riconosciuto nell’ambito del biennio interessato dalle nuove misure (2021 e 2022)

Preparare l’organizzazione alla Transizione 4.0

Le nuove tecnologie digitali stanno trasformando rapidamente il mondo che conosciamo, decretando la fine di sistemi a cui eravamo abituati e aprendo la strada a nuovi modelli. Per giocare un ruolo da protagonisti e non da inseguitori della tecnologia, un passo cruciale sta nel modificare il nostro modo di operare e di pensare, sia a livello personale, ma soprattutto a livello di team: dobbiamo lavorare quindi per allineare tutta l’organizzazione alla volontà del cambiamento. Ecco perché, oltre alla introduzione di nuove tecnologie e modelli di business, è molto importante fare formazione e coinvolgere la funzione Risorse Umane nell’avviare iniziative volte ad aumentare il coinvolgimento e la partecipazione di tutti al cambiamento.

In tema di adeguamento al cambiamento e di flessibilità, le imprese italiane hanno sempre dimostrato grande capacità di adattamento alle mutate condizioni dell’ambiente economico e sociale. A fianco delle aziende italiane, CDigital opera con i propri Temporary Innovation Manager per sostenere e potenziare il processo di trasformazione digitale, attraverso interventi ben definiti nel tempo, specifici e mirati al raggiungimento di risultati concreti e tangibili.


Autore:

La Redazione

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri è responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, è esperto nell’Area Business Modeling ed opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

Giada Vitelli, Media Specialist del Blog CDigital. Laureata in Economia e Commercio all’Università di Pisa, studentessa al Corso di Laurea Magistrale in Economia e Management marittimo e portuale all’Università di Genova.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Scritto da: Gianpiero Negri – Responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital , esperto Area Business Modeling

Digital Automation Week (27nov- 4dic) è un evento organizzato da Siemens sul tema della Trasformazione Digitale in ambito Automation. L’iniziativa è particolarmente interessante per le soluzioni tecnologiche offerte, ma soprattutto perché affronta questioni molto attuali e dibattute: in primo luogo la scelta di innovare nel quadro della crisi causata dalla pandemia e, in secondo luogo, il rapporto tra tecnologia e beneficio per le aziende. È stato sottolineato come la tecnologia non genera automaticamente del valore, a meno che non sia affiancata da un piano strategico e organizzativo, che consideri attentamente l’impatto delle competenze. A tale proposito, consideriamo utile un confronto con la nostra esperienza di temporary manager a fianco delle PMI nella realizzazione di progetti di trasformazione digitale.

Trasformazione digitale: le ragioni del cambiamento

Venerdì 27 novembre è iniziato Digital Automation Week, un evento organizzato da Siemens, dedicato alle nuove soluzioni a disposizione delle imprese italiane, in particolare delle PMI, sensibili al tema della Trasformazione Digitale. Nel corso della prima giornata è stata presentata un’ampia panoramica dell’offerta di soluzioni proprietarie per il settore dell’automazione e sono state affrontate anche diverse questioni legate alla scelta di innovare: ha senso pensare ora all’innovazione? Perché proprio in questo momento? È necessario coinvolgere i collaboratori tenuto conto dell’attuale situazione di emergenza?  

“Il futuro è fatto di innovazione e velocità: il pesce veloce mangia il pesce lento”

L’esperienza e anche gli studi delle grandi società di consulenza sottolineano che le tecnologie digitali rappresentano oggi un fenomeno dirompente capace di rimettere in discussione gli equilibri competitivi. Attendere il ritorno al passato è un’aspettativa vana: occorre far posto ad una rinnovata capacità di interpretare i nuovi bisogni del mercato e puntare sulle tecnologie e i modelli di business più promettenti. Il mercato premierà non chi è grande, ma chi si adatterà più velocemente alle nuove condizioni.

I trend emergenti

Oggi sempre di più si parla di sicurezza, connettività, digital experience, cloud, blockchain, simulazione e visualizzazione e di molte altre tecnologie cosiddette abilitanti. In particolare alcuni studi mettono in evidenza che l’Edge computing, l’Augmented Reality e l’Artificial Intelligence avranno un ruolo decisivo.

Key Influencer in the future of Automation
Source: Frost &Sullivan (2018)

Le tecnologie digitali non sono sufficienti a generare maggiore redditività: occorre una chiara visione strategica e di business, che guidi la trasformazione digitale nell’organizzazione.

“La tecnologia di per sé non ha molto significato se non è finalizzata a un obiettivo

Come è stato argomentato dai relatori intervenuti, “la tecnologia di per sé non ha molto significato se non è finalizzata a un obiettivo”. Occorre ragionare in modo concreto su ciò che si vuole realmente migliorare. “Ai miei clienti – riprendendo un passaggio degli interventi – chiedo sempre: quali sono i vostri più grossi mal di testa? Su che cosa vorreste agire? Sulla flessibilità, la riduzione del time-to-market, l’aumento di produttività?”

Queste sono certamente le domande di partenza. In un approfondimento successivo si identificheranno gli obiettivi specifici da raggiungere in un progetto iniziale di digitalizzazione o in un percorso di trasformazione digitale già in atto. Ad esempio si potrebbe agire sulla riduzione della dimensione minima dei lotti, o abbattere i tempi di sviluppo, o ancora lavorare sul tempo di messa di servizio delle attrezzature, o sui problemi di qualità.

Tuttavia, non si ripete mai abbastanza il fatto che l’innovazione diventa davvero profittevole quando l’obiettivo è di carattere strategico e non si adagia unicamente sulla logica del risparmio: alla base ci deve essere sempre la consapevolezza che l’innovazione è l’unica via per intercettare le nuove opportunità di business in un mercato sempre più incerto e mutevole.

Trasformazione digitale e competenze

Nel corso degli interventi è stato ricordato come il fattore centrale per innovare in azienda sono le persone: “L’iniziativa può partire da imprenditori illuminati che hanno progetti e sanno convincere i tecnici. A volte invece è la parte IT (Information Technology) od OT (Operational technology) che capisce le potenzialità. Quello che conta alla fine è la convinzione di gruppo

Il beneficio offerto dall’innovazione diventa effettivo quando il cambiamento tecnologico è accompagnato da un adeguamento delle competenze delle persone che devono gestire i nuovi sistemi e, per farlo, spesso devono cambiare radicalmente il loro metodo di lavoro. È importante quindi curare l’aspetto della comunicazione interna ed esterna, gestire il coinvolgimento effettivo delle persone (ad esempio attraverso l’utilizzo di metodologie Lean) e progettare l’introduzione di benefit e incentivi collegati al miglioramento delle competenze digitali e alla valorizzazione delle soft skills.

“Quello che conta è la convinzione di gruppo”

Sul fronte delle competenze, recentemente in occasione del World Economic Forum (“The Future of Jobs Report 2020”, Oct 2020) è stato sottolineato come la domanda di nuove professionalità emergenti diventerà centrale nei nuovi sistemi organizzativi e non potranno essere coperte totalmente dalle risorse interne. Per il futuro sarà dunque importante prevedere dei piani di formazione di medio termine delle competenze necessarie per sostenere la trasformazione digitale.

Emerging and Redundant job roles - Italy
Source: “The Future of Jobs 2020 Report 2020” (WEF2020)

Inoltre, soprattutto per le PMI, sarà utile esplorare nuove forme di collaborazione con soggetti esterni, fornitori, partner, clienti o all’interno dei nuovi ecosistemi dell’innovazione. Un esempio è dato dai Digital Innovation Hub, o dai centri tecnologici, quale il Digital Enterprise Experience Center di Piacenza, dove le aziende possono fare sperimentazione pratica e personalizzata sulle proprie esigenze.

Una nuova opportunità dall’offerta di servizi di temporary management

La ricerca di obiettivi chiari, l’arricchimento della rete di collaborazioni, l’aggiornamento delle competenze, la gestione delle risorse umane, effettuati seguendo l’approccio sopra descritto, sembrano dettati dalla necessità e dal buon senso, ma sarebbe un errore considerarli un fatto scontato o un processo lineare. Grazie alla loro flessibilità e intraprendenza le imprese italiane hanno dimostrato di saper affrontare tali questioni, agendo con senso pratico, valutando con attenzione i progetti di innovazione in base all’effettiva redditività, o compiendo piccoli passi successivi, senza avventurarsi in piani sovradimensionati e costosi.

“Piccoli passi nella giusta direzione”

Questa è la filosofia che adottiamo anche nella nostra Community CDigital, costituita da Temporary Manager, che operano fianco a fianco alle persone all’interno dell’azienda, come nel caso di Fit4TheFuture un Programma, a livello nazionale di 12 interventi di ammodernamento e innovazione digitale gestito da CDi Manager,  finanziato totalmente da 4Manager, Ente bilaterale per le politiche attive del lavoro di Confindustria e Federmanager.

Non basta ideare o implementare tecnologie: ci assicuriamo che i progetti diventino un “fatto organizzativo”, un elemento incorporato e vivo nei processi e nelle modalità di lavoro delle persone. Per sua natura il Temporary manager è un realizzatore ed una guida per il team che gli viene affidato.

Schema di programmazione progetti Fit4The future
Fit4TheFuture – Schema di programmazione degli interventi

Autore:

Gianpiero Negri è responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, esperto nell’Area Business Modeling. Opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter

Responsabilità Sociale

Scritto da: La Redazione

Quasi un miliardo e ottocento milioni di euro investiti nel 2019 in azioni di Responsabilità Sociale e Sostenibilità dalle aziende italiane che hanno scommesso sul loro ruolo di produttori di valore sociale: il 25% in più rispetto al 2017.

Sono i dati emersi dal IX Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia, la statistica promossa dall’Osservatorio Socialis, realizzata dall’Istituto Ixè e presentata in diretta web dalla sede di Università Mercatorum a Roma.

Il valore assoluto degli investimenti in RSI è più che quadruplicato rispetto a 18 anni fa, quando venne realizzata la prima rilevazione dell’Osservatorio Socialis. Questo percorso di crescita continua rischia però di interrompersi nel 2020 a causa della crisi del Coronavirus.

I dati restituiti dal IX Rapporto CSR confermano il radicamento e il valore del fenomeno – ha commentato Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis  Ora si tratta di reggere l’urto dell’emergenza Covid-19 pensando a nuovi modelli di sviluppo, ancora più sostenibili, più attenti alle persone, all’ambiente, al contenimento degli sprechi, dove la tecnologia e l’innovazione sposano la responsabilità sociale.”

Perché un’azienda dovrebbe decidere di investire in un progetto di Responsabilità Sociale?

Secondo quanto affermato dalla Commissione Europea, la Responsabilità Sociale d’Impresa rappresenta un asset strategico che favorisce l’aumento di competitività e porta vantaggi in vari ambiti:

  • Miglior gestione del rischio;
  • Produttività e ottimizzazione dei costi;
  • Accesso al capitale;
  • Relazioni coi clienti;
  • Capacità di innovazione

 “L’adozione di una politica aziendale basata sulla Responsabilità Sociale può permettere la formazione di un clima di fiducia, internamente all’azienda, ma anche nei rapporti con la clientela e la collettività

Cambiamento culturale

Il passaggio da una prima stagione mossa da una sorta di “paternalismo” volto alla “tutela del consumatore” come “parte debole”, a quella attuale del consumo “responsabile” del cittadino, che è diventato protagonista del cambiamento, sta spingendo le imprese ad adeguarsi per cogliere i nuovi bisogni e preferenze del mercato.

Negli ultimi anni si è verificato un cambiamento culturale nei consumatori. Non solo valutano il produttore per la qualità dei beni e servizi offerti, ma anche per la modalità con cui le stesse imprese esercitano la loro attività. Chi acquista è sempre più propenso a spendere qualcosa in più per premiare le aziende più attente all’ambiente e al benessere di lavoratori e fornitori.

Non adeguarsi alle nuove esigenze della collettività potrebbe influire negativamente sulla branding reputation. Si potrebbe verificare che il cliente scontento del comportamento dell’azienda non acquisti più, provocando una diminuzione dei ricavi e conseguentemente del valore del brand.

La Responsabilità Sociale riguarda anche le PMI?

La RSI è stata considerata come qualcosa che può riguardare solo le imprese di grandi dimensioni. In realtà, in un tessuto imprenditoriale come quello italiano, le piccole e medie imprese rappresentano circa il 92% delle aziende. Dunque esse giocano un ruolo determinante anche in tema di sostenibilità del territorio. La questione è piuttosto allora comprendere se l’RSI è alla portata delle risorse, capacità e interesse di una PMI.

Così come un percorso è fatto di tanti piccoli passi, anche l’evoluzione verso la sostenibilità può essere gestita attraverso il concepimento di tanti piccoli progetti successivi. Ognuno deve portare ad un miglioramento e ad un beneficio tangibile in una delle aree fondamentali di intervento:

  • Salute e sicurezza dei luoghi di lavoro
  • Tutela dell’ambiente
  • Efficienza e fonti rinnovabili

Le soluzioni e le possibilità di intervento sono “infinite”: la disponibilità di nuove tecnologie e di nuove competenze costituisce una condizione favorevole per il cambiamento in ottica green: si pensi, ad esempio, all’ammodernamento dei processi, o ai vantaggi della trasformazione digitale, o infine alla creazione di nuove modalità per servire il cliente.

Il Temporary Manager come catalizzatore del processo

Nell’introduzione di novità, il problema spesso è come conciliare l’operatività ordinaria con la necessità di trovare tempo e competenze per nuovi progetti.

Una soluzione, è costituita dal Temporary Innovation Manager, una figura sostanzialmente ancora poco utilizzata in Italia, che è specializzata in interventi di durata limitata e segue un approccio manageriale alla gestione dei progetti.

Ma qual è il ruolo del TIM in un progetto da realizzare in una piccola e media impresa?

Il Temporary manager ha come obiettivo fondamentale il “far accadere le cose”, ovvero assicurarsi che il cambiamento diventi un “fatto organizzativo” e sia effettivamente adottato dalle persone dell’organizzazione.

È la soluzione ideale per le PMI perchè rappresenta la “dose giusta di managerialità”. Non si tratta di un inserimento di un manager a tempo indeterminato e non è l’intervento spot del consulente che in realtà non incide a sufficienza per generare un cambiamento stabile.


Autore:

La Redazione: Giada Vitelli


CDigital si è attivata creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Autore: Marco Scotti. Pubblicato su Economy (ottobre 2020)

Per ripartire le Pmi hanno bisogno di avere a disposizione skill che solo le figure del temporary e del fractional manager possono offrire. Federmanager ha chiesto al Governo di supportare di più le imprese

Ci sono due modi per guardare a un problema e cercarne la soluzione, due facce della medaglia: una, quella delle buone intenzioni, che vuole migliorare lo status quo; l’altra, quella furbetta, che sfrutta la soluzione offerta per mantenere inalterate le cose e magari guadagnarci pure. Non fa eccezione il tema della managerialità, un argomento che tornerà di attualità nei mesi a venire, quando il combinato disposto tra la fine del blocco dei licenziamenti, la conclusione della cassa integrazione generalizzata e la conclusione delle misure emergenziali dettate dalla pandemia scatenerà una tempesta perfetta nel mondo del lavoro. E i dirigenti, così come tutti gli altri lavoratori, non saranno esenti da razionalizzazioni.

«Ci aspettavamo che questo periodo avesse meno impatto sui colleghi – chiosa Giacomo Gargano, presidente di Federmanager Roma -, invece da qualche mese abbiamo vari dirigenti che stanno perdendo il posto anche nelle grandi aziende. E questo è un problema non soltanto per un’ovvia questione di occupazione, ma anche perché si rischia di perdere un bagaglio di competenze che non è stato debitamente trasferito nei più giovani. Che potrebbero, a loro volta, trovarsi nella scomoda situazione di non essere pronti a ruoli in prima linea».
Dunque, nell’approfondire la vicenda si sommano diversi fattori: da un lato l’ovvia necessità di contenimento dei costi, soprattutto in un momento complesso come quello che stiamo vivendo e specialmente per quelle aziende con fatturati inferiori ai 10 milioni di euro che rappresentano circa l’80% del totale. Come è ben noto, poi, le Pmi sono oltre il 90% del complessivo ed è per questo che non si può delegare esclusivamente all’estro degli imprenditori la funzione di coordinamento e impostazione che è precipua dei dirigenti.

CDI MANAGER È IL BRACCIO OPERATIVO DI FEDERMANAGER ATTRAVERSO IL QUALE LE PMI ACCEDONO ALLE FIGURE PROFESSIONALI MIGLIORI

Per questo motivo già prima della pandemia causata dal Coronavirus si era iniziato a parlare di temporary manager, ovvero un professionista inserito all’interno dell’organigramma aziendale per un tempo ben definito in modo da rispondere alle esigenze specifiche dell’impresa. A questo scopo, Federmanager ha creato un “braccio operativo”, Cdi Manager, che ha come missione quella di portare managerialità nelle Pmi. «Il che – ci spiega Ettore Cambise, presidente dell’azienda – vuol dire aiutare a risolvere i problemi delle imprese e rimettere nel mercato del lavoro i manager che sono andati in pensione molto giovani o sono stati allontanati. Abbiamo un sistema che ci consente di incrociare i dati per rispondere nel migliore dei modi alle esigenze dell’azienda che si rivolge a noi. Proponiamo una rosa di candidati tra cui l’imprenditore può scegliere.
Nel 95% dei casi questo processo funziona molto bene, ma in una piccola percentuale il titolare scopre che forse avrebbe fatto meglio a scegliere un altro manager tra quelli proposti. Se lo avesse assunto avrebbe pagato il suo errore di valutazione a caro prezzo. Rivolgendosi a Cdi Manager, invece, può cambiare idea senza nessun costo aggiuntivo».

A mano a mano che la crisi economica iniziava a mostrarsi in tutta la sua violenza, Federmanager ha continuato a far sentire la sua voce con le istituzioni. Ad esempio, è stato chiesto al governo, già all’indomani della stesura delle bozze del Dl Cura Italia di supportare le Pmi «per evitare – aggiunge Gargano – che fossero costrette a privarsi delle competenze manageriali. Perché se si vuole ripartire sono skill necessarie. La nostra associazione si rivolge alle imprese che operano nell’industria e nei servizi, comparti che sono stati toccati in maniera decisa dalla crisi pur – fortunatamente – senza arrivare ai picchi drammatici del commercio. Ebbene, i segnali che arrivano dalle Pmi delle nostre aree di interesse non sono incoraggianti: vediamo che ci sono già imprese che sono pronte a privarsi delle competenze manageriali. Serve trovare una soluzione in modo rapido».

ETTORE CAMBISE, PRESIDENTE DI CDI MANAGER

Una possibile via d’uscita riguarda proprio la possibilità di sfruttare dei manager non soltanto per un orizzonte temporale limitato, ma anche in una modalità che si potrebbe definire quasi “part time”. È il caso dei cosiddetti fractional manager, figure che hanno la possibilità di svolgere attività para-consulenziale in azienda, in modo continuativo e non fisso. Ma ci sono delle accortezze che vanno per forza di cose tenute in considerazione. In primo luogo, che un manager, per definizione, non può limitarsi a un impiego di poche ore alla settimana in un’azienda. «Perché compito precipuo del dirigente – ci racconta Cambise – è quello di immergersi nella realtà lavorativa e dare possibili soluzioni. Se non si pongono dei paletti ben precisi, si rischia semplicemente di dare un nome diverso a un’attività normale e antica: quella di chiamare professionisti per avere consulenze rapide su task specifici. Non è un caso che le ricerche di mercato più numerose convergano sui CFO (che possono quindi spiegare rapidamente problemi relativi al bilancio) e HR Manager (che possono invece dare suggerimenti in merito alla gestione dell’organico).
Ma i dirigenti hanno caratteristiche diverse: il loro ruolo è cambiare profondamente l’organizzazione, dall’interno, trovando la collocazione più adatta alle singole figure. Deve permeare un’organizzazione con le sue competenze, non limitarsi a svolgere “il compitino”. Se nei decreti che riguardano l’introduzione di figure professionali in azienda, invece di limitarsi a usare nomi come fractional o temporary, si specificassero bene ruoli e competenze necessarie, allora questo potrebbe essere un valido aiuto per le imprese».

TEMPORARY E FRACTIONAL MANAGER AIUTANO LE PMI NELLE FUNZIONI PER LE QUALI NON ESISTE IN ORGANICO UNA FIGURA SPECIFICA

«Un dirigente flessibile – ci racconta Gargano – che consente di non incidere in maniera eccessiva sul budget dell’azienda ma che, al tempo stesso, può aiutarla a risolvere problemi contingenti e verticali. In questo caso, può essere di grande utilità. L’importante è che sia messo in chiaro il tema, fondamentale, delle competenze. Noi come Federmanager, sia da soli che insieme a Confindustria nel progetto 4.Manager, stiamo portando avanti discorsi fondamentali come quello della certificazione, del travaso delle competenze, della realizzazione di piani formativi ad hoc. Questa è la via maestra per venire incontro alle esigenze delle Pmi, che non hanno budget sufficiente per incamerare definitivamente in organico un dirigente; dei manager stessi, che continuano a lavorare secondo le loro potenzialità e professionalità; e del sistema Italia, che beneficia di un circolo virtuoso senza eccessivi aggravi economici».
Ma proprio il tema dei meccanismi incentivanti da parte delle istituzioni può rappresentare il nodo più difficile da sciogliere. Già negli scorsi anni, infatti, il piano Industria 4.0 (poi divenuto Impresa 4.0) ha concentrato molti più sforzi sull’acquisto dei macchinari e dei beni strumentali, facendo leva anche sulla Nuova Sabatini. Ma decisamente meno si è spinto sull’enorme argomento delle competenze, che pure sono fondamentali. I competence center, ad esempio, sono partiti in ritardo rispetto alla tabella di marcia e hanno ricevuto i fondi necessari per la pubblicazione dei bandi soltanto lo scorso anno. «Temo – conclude Cambise – che questo scenario possa ripetersi anche adesso con il Recovery Fund. Per cui saranno previsti incentivi per i macchinari, ma ci sarà poco approfondimento sulla tematica dei manager. Per eccesso di semplificazione in fase di scrittura, a mio avviso, si rischia di lasciare eccessivo arbitrio alle aziende che potrebbero quindi replicare schemi già visti, con i professionisti che dispensano qualche consiglio ma che vengono inquadrati come se fossero manager per beneficiare di qualche sgravio. Le due cose sono molto diverse e non vanno confuse. Ho paura che si possa scegliere la strada che consente alle Pmi di continuare a lavorare come hanno sempre fatto. E invece sarebbe il momento di fare un drastico cambiamento. Prendiamo ad esempio lo smart working: un professionista può suggerire i migliori strumenti per lavorare da remoto, ma è il manager quello che sa armonizzare questo passaggio. È bene ricordarcelo».


CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter

Scritto da: Antonello Scotto – Temporary Manager e Innovation Manager

Un caso aziendale paradigmatico

Il caso che vi presento riguarda un’azienda italiana che produce e commercializza ceramiche per l’edilizia.

L’azienda ha una storia piuttosto travagliata avendo vissuto diversi periodi di crisi. Nel 2001 dopo la messa in liquidazione, viene rilevata da un nuovo proprietario, un imprenditore di estrazione commerciale. Grazie alla sua tenacia, alla disponibilità e supporto dei lavoratori, ad aiuti finanziari sia pubblici che privati, riesce a far vivere l’azienda, mantenendo la produzione in Italia, in un mercato difficilissimo quale quello delle piastrelle di ceramica.

Negli anni (soprattutto negli ultimi 5), nonostante importanti investimenti per migliorare la qualità ed aumentare il volume di produzione, i risultati stentano ad arrivare. I costi sono ancora troppo alti, la qualità non è quella attesa, le frequenti fermate degli impianti impediscono il raggiungimento dei target di produzione.

Per far fronte alla situazione di tensione finanziaria, le principali funzioni aziendali si reggono su una politica di gestione diretta della proprietà senza utilizzo di management.

L’evoluzione verso il Temporary Manager

Alla fine dell’anno 2019, l’azienda ha aderito al progetto Fit4The Future, promosso da Federmanager e Confindustria e realizzato tramite CDi Manager.

Il progetto prevedeva l’affiancamento di un Temporary Manager all’impreditore per sostenerlo nella definizione di un programma di crescita aziendale. Una approfondita analisi dell’azienda ha confermato i punti di criticità e ha permesso di elaborare specifici progetti di cambiamento. Era chiara la necessità di intervenire sulla carenza di managerialità e sull’introduzione di competenze adatte per una gestione di tipo industriale.

La Lean Management

Per ottenere risultati efficaci e rapidi, immediatamente tangibili, si è puntato sull’applicazione di pratiche di Lean Management in azienda. E’ stato pertanto definito il programma di crescita e cambiamento (road map) che prevedeva la realizzazione nell’arco di 18 mesi di 7 progetti Lean. La realizzazione di questi progetti avrebbe permesso all’azienda di ottenere un beneficio quantificabile in almeno 2 milioni di euro come conseguenza di una migliore organizzazione e gestione ovvero una maggiore efficienza nello svolgimento delle attività lavorative.

La Lean Management (gestione snella) è una filosofia di gestione aziendale basata sull’applicazione del Lean Thinking e del Toyota Production System. Gli obiettivi principali della Lean Management sono creare valore ed ottenere la massima soddisfazione del cliente. Nella Lean Management, l’elemento chiave è rappresentato dalle persone. Con il loro coinvolgimento e modus operandi apportano continui miglioramenti nei processi aziendali, riducono gli sprechi sino ad annullarli, eliminando tutto ciò che non produce valore.

L’avvio del progetto

In seguito all’approvazione della roadmap da parte dell’imprenditore si è proceduto con l’implementazione del primo progetto. Tale progetto, coinvolgendo tutto il management , ha portato all’introduzione della Lean in azienda e ha permesso di operare una vera svolta nel modo di lavorare.

Operativamente si è partiti formando il management sui principi del Lean Thinking e del Toyota Production System. Quest’ultimi rappresentano la base per una transizione verso una gestione di tipo industriale e di standard elevato. Successivamente con le persone così formate si è costituito un team con potere decisionale e si è introdotta una breve riunione giornaliera, il PPS meeting (riunione di coordinamento e di Practical Problem Solving), che si tiene direttamente nell’area di produzione.

Durante tale meeting, i membri del team lavorano in sinergia ed in modo efficiente, identificano e si fanno carico della risoluzione dei problemi che impediscono il raggiungimento degli obiettivi aziendali (produzione, qualità, manutenzione, sicurezza, ecc.) trovando soluzioni per evitare il ripetersi degli stessi. La breve durata del meeting è resa possibile da una scaletta fissa e ben definita e dall’utilizzo della lavagna PPS (strumento di problem solving) e impone che i partecipanti siano ben preparati e focalizzati su quanto esporre.

I risultati ottenuti con il Temporary Management

L’implementazione del programma di Temporary Management Fit4TheFuture, ha permesso di innescare un processo di cambiamento all’interno dell’azienda. E’ bastata l’implementazione di un singolo progetto, realizzato con il minimo impiego di risorse a far intravedere all’azienda i benefici conseguibili con l’introduzione della Lean Management.

In particolare questo progetto ha portato le persone a cambiare modo di lavorare inducendole a focalizzarsi maggiormente sul raggiungimento degli obiettivi aziendali. Inoltre si è introdotto il concetto di miglioramento continuo, diffondendo la prassi di risolvere giorno per giorno i problemi che limitano le performance aziendali, trasformando quindi le criticità in opportunità di miglioramento. Dopo l’implementazione del progetto si è effettuato un monitoraggio di circa un mese allo scopo di valutarne anche i benefici economici. Questi sono andati ben oltre le aspettative dell’imprenditore. A fronte di una spesa di circa 300 euro (sostenuta per l’acquisto di cancelleria), ha stimato di poter ottenere un beneficio quantificabile in oltre 300.000 euro/anno.

L’inserimento di un temporary manager, che essendo per definizione temporaneo è ovviamente meno invasivo, può rivelarsi la scelta vincente in quanto permette di rispondere alla necessità di portare dentro l’azienda innovazione, competenza, esperienza e leadership assecondando nel contempo la riluttanza della proprietà nei confronti di una gestione esterna. Il temporary manager infatti affianca la proprietà per un periodo ben definito allo scopo di realizzare un preciso progetto di cambiamento.


Autore:

Antonello Scotto – Ingegnere Meccanico, Dirigente Industriale.

Ha lavorato per importanti gruppi multinazionali dove ha sviluppato competenze in ambito R&D, Project Management, Ingegneria e Manutenzione, Manufacturing e Direzione Operations. Al momento è un Consulente di Direzione per l’Organizzazione e lo Sviluppo aziendale.


CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Scritto da: Paolo Cherchi – Temporary Manager presso ARAS, Sardegna Impresa, BIC

Innovazione e temporary management: una ricetta di successo

Il caso aziendale che vi presento riguarda un’azienda che produce e commercializza serramenti in PVC. Grazie ad un intervento di temporary management, l’azienda ha ritrovato la via per uscire dalla crisi.

In situazioni di crisi aziendale è molto importante riuscire a costruire con l’imprenditore la visione di un percorso sostenibile, concreto, calzante per la sua azienda e per le sue capacità. Vedere un futuro possibile e realizzabile può ridare entusiasmo per risolvere situazioni che appaiono irrisolvibili.

Fare il primo step del percorso in modo molto pragmatico e orientato a produrre risultati, anche piccoli e semplici, ma tangibili, genera grande fiducia nell’imprenditore sulla realizzabilità del percorso. La positività contagia e porta nuovo entusiasmo.

In situazioni di crisi aziendale è molto importante riuscire a costruire con l’imprenditore la visione di un percorso sostenibile, concreto, calzante per la sua azienda e per le sue capacità.

Adottare strumenti, anche elementari, che però semplificano il lavoro, fa comprendere all’imprenditore che è possibile lavorare con modalità nuove e più efficienti. Di conseguenza rafforza la fiducia nelle competenze e spinge al miglioramento organizzativo.

L’impostazione metodologica CDi Manager, che coniuga il rigoroso project management con metodiche manageriali innovative, ha garantito l’individuazione di soluzioni efficaci e lo stretto controllo realizzativo, tutti elementi essenziali per la buona riuscita dell’intervento di temporary management.

Gli inizi

Nei primi anni ‘90, vi erano pochi operatori nel campo degli infissi in PVC. Vi era, allo stesso tempo, una forte domanda di infissi presenti con migliore capacità di isolamento termico e acustico e prodotti più performanti.

Deciso a cogliere l’opportunità, il fondatore dell’azienda progettò e realizzò una piccola attività industriale con un impianto produttivo di oltre 3.000 mq. dotato di macchinari da taglio e assemblaggio semi automatizzati.

Il fatturato continuò a crescere fino ai primi anni 2000, superando i 6 milioni di euro, sostenuto da una struttura produttiva di oltre 30 addetti.

In quel periodo, fiducioso nell’andamento aziendale, l’imprenditore realizzò importanti investimenti: l’ampliamento dell’immobile aziendale; la sostituzione delle linee produttive con macchinari automatizzati per la progettazione dei serramenti; il taglio dei profili e l’assemblamento dei componenti.

Il periodo della crisi

Negli anni 2008/2010 è iniziato il declino delle vendite. Alla situazione di crisi generale del 2008 si è sommato l’ingresso nel mercato di operatori con alte capacità competitive, in prevalenza aziende del nord-est europeo.

L’azienda ha reagito attuando una serie di interventi: la realizzazione di campagne pubblicitarie con i media tradizionali; il restyling del sito internet aziendale; l’allestimento di un punto vendita presso la sede produttiva e la partecipazione alle principali fiere di settore. Tali interventi non hanno generato gli effetti positivi sperati ed i clienti hanno continuato a manifestare la loro insoddisfazione anche sui social, senza trovare risposta.

Non riuscendo a trovare valide risposte, il management aziendale si è concentrato sulla riduzione dei costi operativi, sacrificando la soddisfazione delle esigenze dei clienti. Il calo delle vendite è proseguito anno dopo anno, prima sulla liquidità aziendale e poi su tutte le aree aziendali, fino a una diminuzione degli occupati di oltre 20 unità.

Il supporto del programma Fit4The Future: cambiamento, innovazione e gestione manageriale

Alla fine dell’anno 2019, entrando in contatto con Federmanager, la società  ha aderito al programma Fit4The Future, promosso da Federmanager e Confindustria e realizzato da CDi Manager. Il sottoscritto è stato incaricato di realizzare un intervento di temporary management per realizzare il percorso di innovazione e cambiamento in azienda.

Ci si è resi subito conto che era necessario definire prioritariamente degli interventi che aiutassero a rilanciare le vendite, da realizzare a costi contenuti e contemporaneamente intervenire sulle principali cause di insoddisfazione dei clienti.

Le analisi condotte hanno infatti evidenziato come alcuni fattori incidevano fortemente sui rapporti con i clienti: il collaudo post installazione veniva effettuato frettolosamente da parte degli installatori e a volte lasciando piccoli difetti; per varie motivazioni non vi era disponibilità nei confronti di clienti insoddisfatti a trovare soluzioni; infine lo stile di comunicazione con il cliente era spesso non adeguato e non veniva effettuato alcun intervento per limitare gli effetti delle recensioni negative, ecc.

Abbiamo programmato un intervento è della durata di tre mesi con l’obiettivo di valutare le potenzialità del marketing digitale e dotare l’azienda di strumenti di gestione e formare il personale dedicato.

Operativamente si è partiti con l’attivazione di una collaborazione professionale con un esperto di marketing digitale per le campagne di comunicazione social (Facebook e Instagram). Successivamente abbiamo ideato e realizzato un sistema informatico di gestione dei “lead” generati dalle campagne di comunicazione. Il personale aziendale ha utilizzato tale sistema per la gestione del marketing: dal primo contatto con un potenziale cliente alla predisposizione del preventivo di vendita.

I risultati ottenuti con il temporary management

A conclusione dell’intervento, assieme al management aziendale sono stati esaminati i risultati dell’intervento di temporary management, che sono stati considerati molto positivi.

Le campagne promozionali hanno prodotto risultati oltre le aspettative iniziali: l’azienda ha registrato più di 100 contatti da parte di soggetti interessati e ha predisposto un preventivo di vendita per una quarantina di questi. Realisticamente si dovrebbero convertire in vendite una quindicina dei preventivi predisposti.

Tenuto conto che i costi vivi per l’azienda sono stati circa 1.500 euro, al netto del costo del temporary manager sostenuto da Fit4heFuture, il costo medio di ogni potenziale cliente acquisito è stato circa 15 euro, quindi decisamente conveniente…

L’altro importante problema aziendale era relativo alla gestione dei collaudi delle forniture e alla gestione della soddisfazione dei clienti nel post-vendita. Abbiamo affrontato il problema dedicando una risorsa umana a queste attività. I risultati di tali cambiamenti si apprezzeranno via via che le commesse si concluderanno e si realizzeranno i collaudi.

Grazie all’esperienza Fit4theFuture la società proseguirà su due direttrici nuove: cura del cliente e informatizzazione graduale dei processi aziendali. L’imprenditore ha ritrovato speranza per la sua azienda ed è fortemente motivato a potenziare le competenze aziendali per adeguarsi ai cambiamenti del mercato.

L’intervento di temporary management proseguirà per strutturare la funzione marketing digitale. In particolare si punterà a potenziare l’assistenza ai clienti nel post-vendita, nonché a implementare un sistema informatico che funga da infrastruttura per tutte le attività di promozione e gestione dei contatti commerciali.


Autore:

Laureato in Economia e Commercio, dirigente d’azienda e imprenditore.
Ex dirigente dell’agenzia di sviluppo BIC Sardegna, attualmente temporary manager di ARAS Sardegna, che con 246 dipendenti fornisce servizi di assistenza tecnica agli allevatori per la Regione Sardegna.
Consulente di direzione aziendale nel business planning, strategia, marketing e finanza.
Promotore dela Biancospino S.r.l, azienda agricola che produce e commercializza alimenti biologici (miele e
formaggi).
Ex componente del Consiglio direttivo di Federmanager Sardegna, di EURADA e del Comitato regionale
della Federazione Italiana Nuoto.
Vicepresidente della Rari Nantes Cagliari, atleta master di nuoto in acque libere ed ex atleta agonista nella
pallanuoto.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Fiere virtuali

Scritto da: Riccardo Nicoletti – Export Manager di Espansione Marketing SpA

Il fenomeno delle fiere virtuali

Vorrei condividere alcune riflessioni legate alla mia esperienza personale vissuta in questo periodo di lockdown. Opero da circa diciotto anni nel campo della strumentazione per oftalmologia e in qualità di export manager partecipo ai maggiori eventi internazionali di settore.

Tutti i congressi e tutte le fiere, sono stati cancellati, a causa dell’attuale situazione di emergenza. Non solo, anche quelli in agenda per la fine dell’anno sono stati soppressi per motivi precauzionali. Tutti gli eventi espositivi e congressuali si sono convertiti in occasioni di incontro di tipo virtuale. L’organizzatore mette a disposizione uno “stand virtuale”, dove è possibile inserire immagini, video, brochure in formato pdf ed è possibile utilizzare delle chat singole o di gruppo per comunicare con i visitatori.

La versione digitale dell’evento non sarebbe neanche tanto male e d’altra parte non esistono nemmeno tante altre alternative. Quello che però mi dà da pensare, è il fatto che la soluzione virtuale proposta dall’organizzatore ha lo stesso costo dello stand fisico del congresso originale.

Il valore del contatto diretto con i visitatori

Personalmente non credo che il gioco valga la candela. Il congresso “fisico” permette un flusso di visitatori che “toccano con mano” gli strumenti. consente ai visitatori di “fare un giro” e di vedere le novità degli espositori presenti e, soprattutto, permette di stringere o consolidare relazioni interpersonali che sono sempre alla base di ogni business.

Tutto questo non avviene durante un’occasione virtuale.

Leggo in questi giorni di un importante congresso che raduna di solito diverse centinaia di espositori, mentre ora in modalità virtuale non arriva ad averne un centinaio.

L’esperienza Covid-19 ci ha permesso di imparare tante cose. Le piattaforme di meeting digitali ci hanno consentito di incontrarci a distanza, parlare e discutere e ci hanno permesso di partecipare a lezioni e seminari.  Ritengo che questi ultimi siano una chiave vincente e un ottimo strumento di supporto al marketing e alla formazione aziendale.

Durante il periodo in cui siamo stati chiusi in casa siamo diventati degli esperti fruitori di piattaforme tipo Zoom, Teams, anche grazie all’uso che ne hanno fatto i nostri figli come studenti. Ricordiamoci che queste piattaforme hanno costi di utilizzo irrisori e consentono di fare cose eccezionali.

Una soluzione alternativa alle fiere virtuali

Quindi, per me che opero in oftalmologia, piuttosto che spendere 1000 in uno stand virtuale del quale non conosco la reale efficacia, preferisco ingaggiare dei nomi prestigiosi dell’oftalmologia, pagarli 100, organizzare un webinar che mi costa 10, ed invitare tutti i miei distributori per 1 ora di incontro. Sono convinto di ottenere un ottimo risultato, considerando anche il fatto che posso utilizzare successivamente la registrazione del webinar ed inviarla a chi non ha partecipato.

Viviamo tutti con la speranza di tornare presto alle nostre consuetudini, ovvero viaggiare e partecipare a fiere e congressi in tutto il mondo; nel frattempo possiamo mettere a frutto la nostra conoscenza di questi mezzi digitali, passando da meri fruitori a produttori di contenuti e, nel caso, possiamo anche avvalerci di un Social Media Manager. Infatti, almeno per un periodo iniziale, può essere utile un intervento temporaneo di un esperto di settore che aiuti a sviluppare la presenza dell’azienda nel Digitale. In questo modo sarà possibile procedere con un piano ragionato, efficace e compatibile con il budget a disposizione.

Non dobbiamo però nasconderci sempre davanti ad uno schermo e spero di incontrarvi presto tutti da qualche parte. Non importa dove!

Autore

Riccardo Nicoletti

Laureato in Ingegneria elettronica, ha svolto attività di ricerca presso la Facoltà di Ingegneria di Firenze. Dal 2002 si occupa di export nel settore della strumentazione oftalmica.

CDigital si è attivata creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Biotecnologie: sostenibilità ed innovazione green

Scritto da: Luca Cotecchia – Consulente di Direzione per Organizzazione e Sviluppo aziendale

Nuovi Manager, Nuovi Standard

La nuova crisi economica del mercato del lavoro ha aperto la crescita in modo esponenziale al lavoro autonomo, ai free-lance e alle start-up. Queste ultime sono sempre più interessate a tematiche come sostenibilità, innovazione e green.

Le opportunità rappresentate dall’economia circolare sono di forte interesse per le imprese in termini di crescita e sviluppo, anche a fronte dei 620 milioni di euro messi a disposizione dal MISE per processi o prodotti sostenibili.

L’intera industria del Biotech italiano si sta rivelando indispensabile per raggiungere obiettivi importanti a livello industriale. La produzione di biomassa e di composti bioattivi per la tecnologia di bioreattori rappresenta, ad esempio, il futuro della Green Economy auspicata anche a livello europeo. La richiesta di fornitura sostenibile di biomassa da pianta e da molecole a valore aggiunto (es. proteine ed enzimi industriali) ha generato considerevoli sforzi per trovare vie alternative alla loro bio-produzione.

New Technologies

I campi dell’Agro-alimentare e dell’Agro-farmaceutica saranno quelli di maggiore interesse nei prossimi anni dato che saranno rivoluzionati dalle attuali tecnologie emergenti. Una di queste è la tecnica del CRISPR-Cas9 nell’ambito delle Green Biotechnology. Per Green Biotechnology si intende quell’insieme di particolari tecnologie utilizzate per modificare geneticamente le piante al fine di produrre soluzioni environmental friendly in agricoltura, come alternativa alla tradizionale agricoltura, orticoltura e processi di incroci. 

La tecnica del CRISPR non prevede inserzione di geni specifici, come per la creazione di OGM, ma ha lo scopo di poter silenziare sequenze geniche già interne al genoma stesso dell’organismo.

Per capire il loro funzionamento, si può fare il paragone con un mixer illuminazione dove si ha la possibilità di accendere/spegnere degli interruttori a cui fanno capo delle luci (in questo caso sequenze geniche). La United States Department of Agriculture (USDA) ha confermato che la tecnica CRISPR/Cas9 può essere utilizzata in agricoltura per miglioramento delle colture (Waltz, 2018). In Europa la tecnica è ancora al vaglio della Commissione Scientifica Europea.

EU Strategy

Se la Commissione Scientifica Europea desse parere positivo seguendo le orme della USDA, si prospetterebbero scenari inediti e ancora tutti da esplorare, per le aziende nei settori dell’Agro-alimentare e dell’Agro-farmaceutica. Basti pensare alle opportunità di avere piante resistenti a parassiti semplicemente “spegnendo” la possibilità di poter essere attaccate da quel parassita stesso. In questo modo la resa in campo sarebbe di sicuro più interessante ed elevata e con uso assolutamente inferiore di pesticidi.

I fattori critici di successo in Italia sono a mio modo di vedere molteplici: principalmente verso il mercato dei prodotti e secondariamente verso i clienti. Culturalmente la questione è delicata in quanto ancora persiste ancora una diffidenza verso i prodotti non OGM. A mio parere, però, i tempi sono maturi per una discussione generale sulla biosicurezza in ambito alimentare.

La Green Economy incide su diversi mercati. Se la tecnica del CRISPR-Cas9 fosse comunicata adeguatamente, potrebbe generare grandi benefici per tutto l’indotto delle Biotecnologie in Europa. Una maggiore sensibilizzazione porterebbe ad avere un consenso generale alla fase di sperimentazione di prodotti con alte caratteristiche agronomiche.

La commissione Europea ha la possibilità di dare slancio e di guidare il settore in Europa, dando consenso positivo prima che i prodotti americani e cinesi invadano il mercato senza una vera e propria regolamentazione come già successo in passato.

Il Green Deal proposto dalla Presidente Ursula von der Leyen dopo l’insediamento della nuova Commissione rappresenta un punto di svolta nella strategia comunicativa dell’Unione Europea. Un minore uso di pesticidi è possibile solo grazie all’avanzamento delle Biotecnologie.

New challenges

Le prossime sfide nel mondo Agro-Alimentare ed Agro-Farmaceutico vedranno professionisti, ricercatori e manager lavorare per migliorare il settore aumentando la sostenibilità, portandola a livelli molto alti.

Una delle possibili soluzioni potrebbe essere rappresentata da un Temporary Manager, che sia in grado di avere conoscenze tecniche di industria e di standard industriali e che possa fare da tramite tra le aziende e le università. Portare avanti progetti così specializzati “a tempo” è un fattore vitale per tutte le aziende che vogliono investire sul futuro in progetti R&D.

Un Temporary Manager in questo ambito dovrà, a mio parere, avere sempre più conoscenze ibride anche di standard industriali.

In ambiti di Agro-Farmaceutica e Nutriceutica, gli standard classici come il British Retail Consortium (BRC) o le ISO sono sulla strada del tramonto. Con le nuove tecnologie a disposizione emerge sempre più la richiesta di standard operativi ibridi tra un BRC ed FDA (Food and Drug Administration). All’estero il BRC è già superato da grandi gruppi come TESCO, Marks & Spencer, Waitrose etc. avendo essi stessi degli standard interni per i principali fornitori.

Temi come la “biosicurezza” del cibo iniziano ad essere fortemente considerati a livello politico europeo. Di conseguenza gli standard nazionali ed internazionali potrebbero introdurre delle novità che potrebbero interessare tutto il settore Green Biotech.

Ci aspettano rivoluzioni in ambito agroalimentare che spaziano dalla pianificazione all’uso degli scarti industriali in agricoltura per bioedilizia/bio-design. Tali sfide sarebbero impossibili da affrontare senza un professionista o un Manager in azienda, che capisca le difficili logiche di sostenibilità che nei prossimi anni potremmo trovarci di fronte.

Un Temporary Manager con queste capacità potrebbe garantire competitività sul mercato alle aziende valutando investimenti in aree tecnologiche nuove o proponendo progetti ibridi di sicuro interesse commerciale nel mercato stesso.

Autore:

Luca Cotecchia

Ha conseguito una Laurea Magistrale in Biotecnologie Agro-Vegetali, una Laurea specialistica in Biotecnologie Agro-Industriali presso l’Università degli studi di Napoli Federico II; un MSc in Agriculture presso l’University College of Dublin in Irlanda.

Durante la sua carriera ha lavorato 10 anni all’estero dove ha sviluppato competenze in ambito Agro-Farmaceutico, Agro-Alimentare e Biotecnologie Industriali. Al momento è un Consulente di Direzione per Organizzazione e Sviluppo aziendale pronto ad aiutare aziende nei settori Agro-Alimentare ed Agro-Farmaceutico.

Luca è uno dei 10 vincitori del Nord-Est del premio “Giovane Manager 2019 under 40” di Federmanager.

CDigital si è attivata creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter

Scritto da: Stefano Andrea Gallieni – Business Advisor e Temporary Manager (certificato RINA)

Ogni impresa basa la propria vitalità su un elemento fondamentale: il vantaggio competitivo. È alla base del successo di un’azienda che opera in un mercato concorrenziale e ingloba tutti i fattori in grado di offrire benefici nella competizione verso la conquista, il mantenimento o l’ampliamento di una posizione di mercato.

L’importanza del vantaggio competitivo

Questo traguardo è raggiungibile attraverso comportamenti strategici e l’uso di strumenti di gestione, organizzativi e tecnologici che vengono implementati e sfruttati in modi diversi (e con risultati diversi) dalle imprese in competizione.

Su questo concetto base si deve innestare poi un elemento cruciale per la crescita, il successo e la sostenibilità nel tempo dell’impresa stessa: la capacità dell’impresa di cambiare, al variare dei bisogni dei clienti, delle condizioni dell’economia, del livello di innovazione tecnologica disponibile e dei mercati.

Oggi viviamo un momento di grande discontinuità ma ricco di opportunità da cogliere. Assistiamo a cambiamenti sempre più veloci nelle preferenze e nei bisogni dei clienti e dei consumatori, favoriti dalla disponibilità di tecnologie che rendono accessibile con immediatezza praticamente ogni cosa.

Questo stato di cose sta spostando la competizione dai prodotti verso i modelli di business delle aziende, con la conseguente necessità di metodi e processi (interni ed esterni) per andare oltre la sola innovazione di prodotto, innovando il modo stesso in cui viene generato e offerto il valore per i clienti.

La crescita esponenziale di dati

Lo sviluppo delle tecnologie quali l’Internet of Things (IoT), i dispositivi smart e l’uso spinto delle applicazioni software si è affiancato ai tradizionali sistemi informativi aziendali e ha comportato una crescita esponenziale del volume di dati generato all’interno delle imprese.

Le imprese manifatturiere sono state tra le prime a essere coinvolte da tale fenomeno perché guidate dalla trasformazione digitale accelerata dalle iniziative governative a sostegno degli investimenti in nuovi macchinari e tecnologie (Piano Industria 4.0).

Le organizzazioni dovrebbero fare leva su dati e tecnologie digitali per indirizzare e supportare le proprie scelte strategiche, acquisire capacità d’innovazione, comprendere il valore richiesto dal mercato aumentando così la propria competitività.

In questo nuovo contesto, una efficace strategia aziendale non può perciò prescindere da un innovativo modo di raccogliere e analizzare correttamente tutta l’enorme mole di dati disponibili dentro e fuori dall’azienda (I Big Data), trasformandoli in informazioni da utilizzare per implementare nuovi e più efficaci modelli di business guidati anche dai dati.

Modelli che consentano di mettere a terra la propria strategia per rispondere ai bisogni dei clienti e migliorare le performance raggiungendo obiettivi di efficienza ed efficacia sui molteplici processi della catena del valore aziendale.

I Big Data Analytics

Oggi quindi qualsiasi realtà aziendale, piccola o grande, per essere competitiva sul mercato ha bisogno di strumenti che le permettano di raccogliere ed elaborare dati, asset fondamentale per supportare la competitività ed accompagnare le aziende nel loro percorso di trasformazione digitale.

A tal proposito, si inseriscono i Big Data Analytics, che rappresentano una leva strategica competitiva e costituiscono la punta più avanzata degli strumenti per la trasformazione digitale di un’azienda che voglia migliorare la produttività e l’efficacia dei propri processi.

Attraverso l’analisi dei Big Data, il processo decisionale può essere infatti realizzato con una qualità ed una rapidità mai vista prima d’ora.

A seconda del livello di maturità digitale dell’azienda, si potrà spaziare dal semplice accertamento di che cosa è accaduto, alle motivazioni di questi accadimenti, fino alla possibilità di prevedere che cosa potrà avvenire in futuro. Per esempio si potranno supportare le azioni che il management può e deve fare per modificare le attività a vantaggio dell’azienda; sarà possibile inoltre utilizzare la realtà virtuale o algoritmi di intelligenza artificiale e di machine learning,  per estrarre nuova conoscenza dai dati che è impossibile ottenere utilizzando metodi tradizionali.

Possibili soluzioni e vantaggi dei Big Data

Per fare ciò, non è sufficiente installare dell’Hardware e del Software, che oggi sono disponibili in una larga varietà di tipologie e di valore economico, ma sono necessarie competenze di settore e di processi specifici, capacità di adottare modelli di analisi statistica e diverse possibili architetture di Internet of Things IOT, garantendo allo stesso tempo la sicurezza, l’integrità, la correttezza e la disponibilità reale dei dati. 

I vantaggi dell’analisi dei Big Data hanno un impatto enorme su tutta la gestione del business perché non solo rivelano lo stato di salute dell’impresa, ma perché permettono di ottimizzare qualsiasi operazione aziendale che sia rivolta ad aumentare le vendite, ridurre costi e rischi finanziari, migliorare i livelli di servizio degli impianti, anticipare l’evoluzione dei mercati e prendere decisioni più veloci e consapevoli rispetto alla concorrenza.

Per guidare e coordinare questo percorso con successo è fondamentale la presenza di un Manager con una forte leadership ed una visione a 360 gradi dei processi aziendali.

Per le aziende che non hanno ancora maturato al proprio interno una cultura manageriale in tal senso, un primo passo importante da fare è quello di avvalersi di un Temporary Manager che costituisce la figura ideale per portare valore e managerialità all’interno dell’impresa, raggiungendo con efficacia e in un tempo limitato e definito i risultati attesi rispetto agli obiettivi precisi e condivisi del progetto di innovazione.


Autore:

Stefano Andrea Gallieni

Ingegnere Gestionale con esperienza pluriennale nella direzione d’impresa in gruppi di respiro multinazionale dell’industria manifatturiera e della componentistica rivolta a OEMs, End User e EPC contractors dei settori Oil&Gas, Impiantistico, Chimico, Petrolchimico e General Industry.

Ora opera come Business Advisor e Temporary Manager nelle aree di General Management, Strategia, Organizzazione, Innovazione, Digitalizzazione dei processi, CSR e Sostenibilità, Operations, Risk Management, Certificato RINA come Temporary Manager e Manager per la Sostenibilità. Innovation Manager (MISE).


CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter

Scritto da: Riccardo Nicoletti – Export Manager di Espansione Marketing SpA

Mi occupo di strumentazione per oftalmologia per una importante azienda italiana, localizzata nei pressi di Bologna. Mi interesso di mercato internazionale in qualità di export manager.

L’avvento del Covid-19, così come per la maggior parte delle imprese, anche per noi è stata causa di notevoli difficoltà. Una importante fase di lancio di un nuovo prodotto è stata bruscamente interrotta. Le vendite del resto del portafoglio prodotti si sono completamente addormentate.

Nel suo complesso, l’oftalmologia ha subìto un crollo dell’81%, il maggiore tra tutte le discipline mediche, come indica la statistica diffusa da Strata Decision Technology su eyewire.news, relativa ad un confronto tra i primi mesi del 2019 e del 2020. Il 97% degli interventi oculistici sono stati cancellati.

Gli ospedali sono ancora chiusi e, ad esempio per l’oculistica di Firenze, si parla di riaprire a settembre con tempi di attesa di circa 10-12 mesi.

I distributori, emissari delle aziende, dovrebbero tornare dai medici, incuriosirli con nuove apparecchiature e convincerli ad investire (che vuol dire comunque “spendere”). Tuttavia, la priorità del medico è ristabilire un rapporto di fiducia con i pazienti, convocarli, visitarli, e forse operarli. E’ comprensibile che, fino a quando non avrà ritrovato la sua tranquillità lavorativa non penserà minimamente ad acquistare un prodotto e meno che mai a “perdere tempo” con la visita di un distributore.

La priorità del medico è ristabilire un rapporto di fiducia con i pazienti, convocarli, visitarli, e forse operarli

Le piccole e medie imprese sono state assalite da una grande – e comprensibile – paura: si riparte? Se si riparte, “come” si riparte?

Come affrontare il futuro

Il rilancio deve necessariamente partire dall’azienda.  È l’azienda che deve approntare una formazione sul distributore, formarlo, dargli i mezzi per affrontare questa situazione post-Covid e metterlo in grado di diventare un “consulente per il futuro” nei confronti del medico. In questa situazione il distributore deve essere un “consulente” per il medico, deve riuscire ad “affiancarlo” e non essere un mero venditore.

Si tratta di affrontare un periodo di transizione in cui realizzare questo cambio di approccio coinvolgendo l’intera organizzazione. Se l’azienda si rivolge ad un Temporary Manager per gestire questa situazione, potrebbe riuscire a formare in tempi rapidi e in maniera adeguata i propri distributori e renderli velocemente operativi e capaci di affiancare il medico per far ripartire l’attività.

Il Temporary Manager può affiancare l’organico aziendale ed imprimere una valida accelerazione alle operazioni di formazione da rivolgere ai distributori; il tutto ovviamente può trovare valido complemento nelle piattaforme digitali attualmente disponibili per effettuare video-conferenze e video-corsi estremamente efficaci.

In un periodo così complicato come quello che stiamo vivendo è dunque importante che l’azienda persegua il rilancio delle proprie attività rinforzando il proprio organico e rivolgendosi con fiducia a figure con mansioni temporanee.


Autore:

Riccardo Nicoletti  

Laureato in Ingegneria elettronica, ha svolto attività di ricerca presso la Facoltà di Ingegneria di Firenze, e dal 2002 si occupa di export nel settore della strumentazione oftalmica.


CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter