Temporary manager: cosa fa
Scritto da: redazione CDigital

Fit4The future: progetti con i Temporary Manager

Il 26 febbraio 2021 abbiamo concluso con un evento finale il Programma Fit4The future, finanziato da 4.Manager in collaborazione con CDi Manager, società di temporary manager. Sei imprenditori veneti, coinvolti nel Programma, hanno portato la loro testimonianza riguardante lo specifico progetto di cambiamento svolto in azienda grazie all’intervento di un Temporary manager. A ciascun imprenditore è stato chiesto di descrivere in pochi minuti la propria realtà aziendale, i vantaggi ottenuti e per quali cambiamenti suggerirebbe anche ad altri imprenditori di avvalersi di un temporary manager.

Il ruolo di un Temporary Manager in azienda

Il Temporary Manager è una soluzione ottimale per situazioni transitorie che può vivere l’azienda, perché opera sempre in un periodo limitato di tempo, con un inizio e una fine,  concordando obiettivi specifici da raggiungere. Questa formula risulta attrattiva per l’imprenditore perché unisce i pregi dei tempi definiti della consulenza e le competenze operative del manager classico. Inoltre permette di contenere l’effort, che costituisce una questione non marginale in un periodo difficile come il nostro, che sta subendo  la crisi pandemica provocata dal Covid-19. Un Temporary Manager può agire in situazioni anche molto diverse, quali ad esempio:

  • sviluppo di nuovi prodotti o servizi
  • generazione di nuovi modelli di business
  • progetti di trasformazione digitale o legati alla sostenibilità
  • acquisizione di nuovi clienti
  • aumento delle quote di mercato o ingresso in nuovi mercati
  • internazionalizzazione
  • gestione della crescita con piani di ristrutturazione
  • gestione finanziaria e situazioni di crisi
  • passaggio generazionale
  • nuove acquisizioni

Quando le imprese affrontano un momento critico, negativo (tagli, riassestamento economico e finanziario) o positivo (crescita, sviluppo di nuovi business), possono avere bisogno di persone in grado di intervenire operativamente per attuare il piano di miglioramento aziendale: persone che siano pronte e preparate a prendere in mano la situazione e aumentare le performance aziendali.

Per dare concretezza agli argomenti esposti, riportiamo due interviste fatte ai rappresentanti delle società coinvolte, che spiegano qual è stato l’impatto del temporary manager e che cosa ha lasciato nella loro organizzazione.

Intervista ad Anna DAREGGI – Sales Manager di Athesis srl

Descriva la sua azienda

La nostra azienda, Athesis, ha iniziato la propria storia all’inizio degli anni settanta, come maglificio che produceva per la Grande Distribuzione europea, arrivando ad essere una SpA e a produrre 2 milioni di capi l’anno. Era quindi un mercato in espansione, che ha portato ad una crescita consistente. Ovviamente questo mercato nel corso degli anni, si è modificato. La Grande Distribuzione si è rivolta ai mercati dell’Est a bassissimo costo: la nostra realtà ha dovuto quindi trovare altre strategie per restare sul mercato.

Abbiamo quindi dato vita ad un ridimensionamento dell’azienda, ma non solo: nello stesso periodo abbiamo avviato nuovi progetti che ci consentissero di trovare il nostro spazio all’interno del mercato, dando vita ad una ricerca tecnica approfondita sulle fibre tessili. Siamo così riusciti a coniugare tecnicità, sport e moda e ad entrare sul mercato con marchi nostri con l’obiettivo di restare competitivi in maniera del tutto autonoma e slegata dall’esigenza di dover produrre per altre realtà.

Un Temporary Manager porta nuove competenze e una visione esterna spesso molto utile. La sua squadra ha colto questa opportunità per crescere?

Assolutamente sì. La squadra che ha collaborato con il Temporary Manager, ha acquisito e approfondito nuove competenze. Un Temporary Manager porta con sé un bagaglio, che è il frutto di un percorso molto strutturato e molto approfondito. Dà una visione nuova, molto spesso diversa da quella che un team è abituato ad avere. Porta anche delle novità, proprio nel modo di eseguire determinati processi anche a livello aziendale. Quindi sicuramente il poter collaborare con un professionista, che ha un altro punto di vista e ha affinato determinate procedure, è di stimolo per tutto il team che ha l’opportunità di collaborare con lui.

Premesso che è stato un anno difficile, quali miglioramenti l’azienda ha innescato grazie al supporto di un Temporary Manager?

Premetto che, nel momento in cui abbiamo deciso di avvalerci di un professionista per determinate idee che si erano concretizzate in azienda, eravamo in una fase pre-pandemica e stavamo attraversando un momento di espansione. Si era quindi manifestata la necessità di sviluppare in maniera positiva la struttura per affrontare la crescita.

Il Temporary Manager, nonostante la pandemia che ha fermato l’economia a livello globale, ci ha permesso di portare a termine la reintroduzione di un reparto produttivo, che era stato esternalizzato nella fase di ridimensionamento dell’azienda.  Il suo intervento ci ha permesso di fare uno studio ed un piano molto puntuale di fattibilità e di analizzare nel dettaglio l’operazione stabilita consentendoci di portarla a termine nel miglior modo possibile.

Purtroppo non era prevedibile quanto sarebbe accaduto successivamente, ma avere riportato il reparto all’interno ha dato all’azienda l’opportunità di affrontare in maniera più flessibile il problema del lock down e di organizzarsi in maniera molto autonoma e funzionale, anche rispetto a quanto stava accadendo a livello di mercato globale.

 

Per quali cambiamenti o obiettivi suggerirebbe a un collega imprenditore di avvalersi di un Temporary Manager?

Un Temporary Manager può portare in azienda la propria professionalità a 360 gradi. Gli obiettivi sono sicuramente i più eterogenei. Si può trattare di gestire un’espansione, un nuovo business che si avvia o un aumento delle vendite. Oppure, al contrario, si può avere la necessità di gestire una riduzione delle vendite, un riassestamento economico o una riduzione di personale.

E’ comunque una figura che ha l’obiettivo di portare a termine in breve tempo determinati processi, lavora con l’azienda per riuscire in questo. Questa figura ha un grosso vantaggio, ovvero quello di analizzare il contesto aziendale dall’interno. Non si tratta di un consulente, che propone in maniera standard determinate procedure ma le analizza assieme all’azienda, le concorda con il team e lo può aiutare in questo processo. Quindi gli obiettivi sono i più disparati ed è in ogni caso una opportunità da cogliere.

Intervista a Maikol MICHELETTI – Direttore Tecnico di MA.RI.VE srl

Descriva la sua azienda

La Ma.Ri.Ve. Ascensori nasce nel 1963. E’ stata fondata da mio padre, che non è più in azienda da parecchi anni. La gestione dell’attività ora è stata portata avanti dai figli. La Ma.Ri.Ve. Ascensori è una azienda che fin dal principio si è occupata di progettazione, produzione, installazione e manutenzione di qualsiasi tipo di impianto elevatore. Parliamo di ascensori e di tutti quei dispositivi, meccanismi e macchine, che aiutano le persone a superare le barriere architettoniche. Svolgiamo una attività che per noi è molto importante dal punto di vista sociale.

Negli ultimi anni l’azienda si è ingrandita e questo ha portato alla necessità di creare una azienda figlia dell’azienda madre, che si occupasse nello specifico di progettazione e produzione di ascensori. Nel maggio del 2019 è nata la Ma.Ri.Ve. Engineering, che sto portando avanti io. Le mie due sorelle invece si occupano più della parte relativa ai servizi in Ma.Ri.Ve., che si occupa dell’installazione, del post vendita, della gestione del cliente proprietario dell’impianto ed infine della manutenzione e di tutti i servizi connessi.

Un Temporary Manager porta nuove competenze e una visione esterna spesso molto utile. La sua squadra ha colto questa opportunità per crescere?

Decisamente si. Negli ultimi anni, la Ma.Ri.Ve. è sempre stata sulla linea di crescere, di continuare nella formazione, sia dei propri dipendenti, sia dei manager e degli amministratori che la conducono, Abbiamo cercato negli anni di affidarci a esperti nella gestione della parte organizzativa dell’azienda.

In quest’ottica, il Temporary Manager è stata una figura nuova, che ha introdotto concetti nuovi, rispetto anche ad esempio ai consulenti canonici. Ci si è improntati molto di più sullo sviluppo dei singoli progetti, con un inizio e una fine, un punto di partenza e un punto di arrivo, con le conseguenti migliorie apportate dall’approccio che ha dato il Temporary Manager.

In particolare la figura del Temporary Manager ha portato in azienda sicuramente un’ottica di sviluppo aziendale e di crescita costante, sia in termini di fatturato, che di quote di mercato. Infatti l’obiettivo principale che il Temporary Manager ha fatto emergere anche in noi che amministriamo all’azienda, è quello che un’azienda è importante che cresca, perché se non lo fa la tua azienda, comunque le quote di mercato saranno occupate dai concorrenti. [Questo è determinante] per rimanere ancorati al territorio e al mercato.

Premesso che è stato un anno difficile, quali miglioramenti l’azienda ha innescato grazie al supporto di un Temporary Manager?

Il Temporary Manager sicuramente ha affrontato uno dei punti salienti e dei tasti dolenti della nostra azienda, che da sempre sono i processi di digitalizzazione. Grazie al Temporary Manager siamo riusciti a focalizzare la situazione e a capire l’importanza di rimanere al passo con i tempi digitalizzando e informatizzando l’azienda.

E’ riuscito a focalizzare molto bene e a sintetizzare i progetti di crescita di cui la nostra azienda aveva bisogno. Ha definito una tempistica per la realizzazione di questi progetti, che ha stabilito sulla base di una priorità di intervento. Nel nostro caso, un po’ si sapeva essere quella della informatizzazione e della digitalizzazione.

Per quali cambiamenti o obiettivi suggerirebbe a un collega imprenditore di avvalersi di un Temporary Manager?

Un Temporary Manager, [grazie] alla sua visione globale dettata dall’esperienza, è sicuramente un valido ausilio per affrontare le varie tematiche dolenti delle aziende. Si può [collaborare] a livello di processi organizzativi, produttivi, o a livello di post vendita e manutenzione, o di riorganizzazione delle funzioni interne, oppure di sviluppo di progetti commerciali. Non è tanto importante il settore, ma dare una priorità a quelle che sono le esigenze dell’azienda. Sicuramente il Temporary Manager permette a tutti di focalizzare meglio quelli che sono le priorità della tua azienda

Temporary Manager: le conclusioni sul suo ruolo ed efficacia 

Dalle interviste si può trarre una conclusione importante. Emerge chiaramente come il Temporary Manager si è evoluto in un profilo autonomo e distinto. Il suo ruolo non può si ridurre quindi alla semplice idea di una ibridazione tra il consulente e il manager a tempo indeterminato. La ricerca del Temporary Manager avviene per situazioni che sono spesso caratterizzate da due aspetti. In primo luogo la necessità di gestire di una fase di cambiamento organizzativo;  in secondo luogo l’attesa che durino il più breve tempo possibile.

Questa figura può certamente ancora agire nei processi in modo verticale, come avviene tradizionalmente (ad esempio come un Temporary Export Manager o un Temporary Sustainability Manager), ma la sua azione diventa efficace nella misura in cui si allarga a piani diversi. A differenza della consulenza, per agire in modo rapido e con effetti durevoli (vedi articolo di Gianluca Santoni), il Temporary Manager lavora con e sull’organizzazione, soprattutto per accrescere le competenze manageriali esistenti, offrire nuovi punti di vista, innestare una nuova mentalità orientata alla pianificazione e alla crescita.


Autore:

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri, responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital. E’ esperto nell’Area Business Modeling. Opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
temporary management sostenibilita
Autore: scritto da Valeriano Sandrucci e ispirato all’articolo pubblicato su Jaewa.it


Il software può favorire la sostenibilità? Ecco alcune possibili applicazioni. L’articolo presenta uno scenario futuro in cui sia i produttori di energia rinnovabile che gli utilizzatori sono entrambi attori protagonisti. Il contributo del temporary manager può costituire un’accelerazione verso il cambiamento


Sostenibilità e impegno ecologico

E’ ormai noto che Apple sta aumentando il suo impegno ecologico, stringendo accordi con i suoi fornitori in Europa, affinché le forniscano esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili.

Ok, la notizia di per sé non ci lancia in un mondo nuovo: conosciamo tutti l’impegno di numerose compagnie per un mondo più sostenibile (una nota positiva, che non ne esclude altre negative, ovviamente, ma non è questo l’argomento).

Software e sostenibilità, motore del cambiamento

Dal punto di vista sia tecnologico che imprenditoriale è interessante provare a proiettare questa situazione nel futuro. E’ un fatto assodato che il clima sta cambiando. Ed è un fatto che l’impegno verso fonti rinnovabili aumenterà (e forse verrà anche incentivato con più forza dai governi). E’ evidente quindi che esiste un mercato, ancora non completamente esploso, che ruota attorno alla produzione e l’utilizzo di soluzioni ecologiche.

Questo vuol dire che in futuro potrebbe nascere ed espandersi una nicchia, oggi quasi inesistente nel mercato, di soluzioni informatiche dedicate alla gestione e al monitoraggio dell’ambiente. E non solo richieste dalle multinazionali ma anche dal cittadino comune e dalle piccole e medie imprese (Pmi).

Da una parte, infatti, la produzione di energie rinnovabili rimarrà sempre appannaggio di grandi compagnie e fondi di investimento per realizzare e mantenere operativi i costosi impianti necessari. Dall’altra, l’utilizzo e la gestione dell’energia rinnovabile sarà probabilmente sempre più nelle mani dei cittadini e delle imprese, proprio perché sono sempre più consapevoli del proprio contributo. Questo richiederà strumenti, soprattutto informatici, per verificare il reale impatto delle rinnovabili nel proprio contesto operativo. Essi diventeranno centrali anche per rafforzare e incentivare i comportamenti virtuosi e le politiche di comunicazione coerenti con i principi della sostenibilità.

Accelerare il cambiamento: il ruolo del temporary manager

Quale sarà lo scenario della “nuova normalità”? Quale ruolo giocherà la sostenibilità? Queste sono le domande al centro dell’attuale dibattito sull’evoluzione della “green economy”. Scegliere di non essere presenti, potrebbe determinare la perdita di una posizione non più recuperabile.

Per diventare applicazione e vantaggio tangibile, lo sviluppo tecnologico – aggiungiamo alle riflessioni dell’Ing. Sandrucci, autore dell’articolo – deve essere guidato da una visione chiara di dove si vuole andare. Spesso a fare la differenza nel successo del cambiamento aziendale è la capacità manageriale. Visione e flessibilità operativa con approccio cosiddetto agile, sono infatti le basi di operatività di un temporary manager.

Questi temi sono stati trattati recentemente nell’evento che ha concluso il Progetto Fit4The Future, dando ampio spazio ai nuovi temi dell’innovazione agile e della sostenibilità.


Autore:

Valeriano Sandrucci

Valeriano Sandrucci è socio fondatore e amministratore di Jaewa srl, società di Jaewa s.r.l, attiva nella progettazione e Sviluppo di applicazioni software. Presso l’Università di Firenze si è specializzato come ricercatore dello studio di Ontologie, Architetture SW evolute, Cooperazione applicativa.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Temporary Manager
Autore: Gianpiero Negri – CDi Manager Project Leader Fit4TheFuture Verona

Il prossimo 26 febbraio alle ore 18.00 si terrà l’evento finale di presentazione dei risultati e delle esperienze maturate nel corso del Progetto Fit4TheFuture Verona. I protagonisti delle iniziative condotte in azienda porteranno la loro testimonianza in qualità di Temporary innovation Manager impegnati nell’avviare il cambiamento in azienda,  favorire lo sviluppo delle competenze interne, conseguire rapidamente risultati tangibili.

Per presenziare all’evento è sufficiente mandare una richiesta a federmanager@federmanagervr.it entro il 25 febbraio

L’innovazione digitale sostenibile

Fit4TheFuture Verona, finanziato da 4.Manager (Ente bilaterale Confindustria/Federmanager) e organizzato in collaborazione con CDi Manager, ha permesso a un campione di PMI del territorio veronese di ricevere un sostegno concreto per la comprensione del proprio modello ideale di crescita, razionalizzazione e innovazione, con particolare attenzione al percorso verso la digitalizzazione. Tutto questo è stato possibile grazie a sei Temporary Innovation Manager di elevata seniority e certificati, che, coniugando competenza, conoscenza dei processi e concretezza, dopo aver effettuato  l’assessment dell’azienda, hanno realizzato il primo e più prioritario progetto della Roadmap di innovazione concordata.

Il Programma dell’evento

Dopo i saluti istituzionali di Monica Bertoldi – Presidente di Federmanager Verona, di Matteo Albrigi  –  Presidente Piccola Industria – Confindustria Verona e di Ettore Cambise –  Presidente di CDi Manager, interverranno le aziende e i manager coinvolti nel progetto Fit4TheFuture:

  • Athesis (moda) – Helga Fazion
  • FBE Woodliving (case in legno) – Giorgio Bignotti
  • Hangar (illuminazione) – Vincenzo Reggioni
  • Infogestweb (informatica) – Paolo Mai
  • MA.RI.VE. (ascensori) – Marino Mancini
  • Plumake (automazione industriale) – Lorenzo de la Feld

Infine concluderà i lavori Giangaetano Bissaro –  Federmanager – Coordinatore del Progetto Fit4TheFuture Verona

L’esposizione dell’esperienza da parte dei protagonisti costituisce il momento centrale dell’iniziativa: le imprese ed i manager, che hanno realizzato i progetti aziendali, illustreranno l’attività svolta e i risultati raggiunti. In particolare, verrà condiviso nei dettagli il modo in cui sono stati applicati metodi e pratiche specifici, riconducibili all’approccio cosiddetto “agile”.

La centralità delle competenze e del metodo per attuare il cambiamento

Il cambiamento rapido del contesto economico, le mutevoli esigenze del mercato e l’avanzamento delle tecnologie rendono necessario il continuo adeguamento del modo di fare innovazione e, di conseguenza, delle competenze per concretizzarla. In contesti incerti e complessi, l’insieme delle metodologie agili costituiscono attualmente la migliore soluzione in tema di gestione dell’innovazione e del cambiamento: il loro utilizzo consente infatti di aggiornare i processi ed i prodotti in modo flessibile, evitando il consumo eccessivo di tempo e di risorse. In molte situazioni, infatti, l’approccio tradizionale waterfall risulta inadeguato e non permette di fronteggiare le sfide del contesto attuale.

La consapevolezza della necessità del cambiamento è chiara nelle piccole e medie imprese, caratterizzate da una forte impronta imprenditoriale. Tale caratteristica, essenziale nel costituire le imprese e farle crescere nelle loro fasi iniziali, può essere un limite nel momento in cui si intenda compiere un salto di qualità sia in termini dimensionali, con tutte le conseguenze organizzative derivanti, sia in termini di acquisizione di nuovi mercati, in particolare se esteri, sia per introdurre una innovazione che non sia solo di prodotto ma, soprattutto, di nuovi modelli di business.

E’ proprio in questi momenti che le competenze manageriali entrano in gioco come fattori determinanti per il successo dei progetti di sviluppo e innovazione.

Il ruolo del Temporary Innovation Manager per le PMI

La formula del manager temporaneo, già diffusa nel mondo anglosassone, si sta affermando anche in Italia. Il modello è gradito all’Imprenditore perché assicura Professionalità di alto livello e costi molto competitivi. Inoltre, risulta molto efficace perché (al contrario della consulenza e/o di altre modalità) vi è il diretto coinvolgimento della risorsa nella gestione operativa aziendale.

Il Temporary Innovation Manager guida con sicurezza il percorso di Innovazione e di Trasformazione Digitale, innescando così il cambiamento e la crescita rapida delle competenze già presenti in Azienda. Tutto ciò innovando processi, prodotti e modelli di business, in linea con la quarta rivoluzione industriale. Rappresenta quindi uno strumento manageriale flessibile ed efficace, per attuare cambiamenti mediante l’inserimento di Dirigenti a Contratto Temporaneo e/o di Alte Professionalità con deleghe, obiettivi e tempi predeterminati.

CDi Manager, specializzata nel Temporary Management e nella Ricerca e Selezione di figure direzionali. Si rivolge alle Aziende impegnate ad incrementare l’efficienza della propria organizzazione e pronte ad avviare processi di sviluppo e internazionalizzazione. Particolare attenzione è rivolta alle PMI e alla filiera dell’Innovazione.

Società di scopo di Federmanager, collabora con i principali Partner istituzionali fra cui Confindustria , Camere di Commercio, Confapi e varie Università.

Ha 24 basi operative in corrispondenza delle sedi territoriali Federmanager e gestisce il Data Base specifico di gran lunga più ampio e meglio segmentato d’Italia. Decine di migliaia di professionalità che hanno maturato significative competenze sul campo.


Autore:

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri, responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital. E’ esperto nell’Area Business Modeling, opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Digital transformation
Autore: la redazione CDigital

Per chi opera nell’innovazione, è prassi quotidiana valutare la solidità di una idea di sviluppo, oppure agire a supporto di team aziendali di progetto. La “nuova normalità” è una consapevolezza diffusa e sta muovendo tutti verso l’adeguamento del proprio modo di operare e interagire con il mercato. Gli investimenti in Digital Trasformation sono in crescita (Fonte: IDC). Il senso di urgenza sta spingendo le aziende a spostare il business dove si trova oggi il cliente, ovvero nel canale digitale.

Il cliente guida il cambiamento in atto nel modo di erogare servizi, condividere informazioni, trasferire beni ed effettuare pagamenti.

Tuttavia è forse ancora troppo poco percepito il rischio di fallimento dei progetti di miglioramento/ innovazione e la necessità di rafforzare la capacità di gestione dell’innovazione (vedi figura “The top 20 reasons startups fail” nell’articolo dell’11 gennaio ). Non è raro infatti osservare come una buona idea non abbia conquistato il meritato successo, a causa di difetti di impostazione o di esecuzione non ottimale. A tale proposito intendiamo intervenire nel dibattito su come affrontare l’innovazione nell’organizzazione. Proponiamo una serie di azioni semplici, ma basilari, legate ai cardini del processo innovativo:

  • Analisi dei bisogni
  • Progettualità
  • Execution

Analisi dei bisogni: leggere, osservare, chiedere

Spesso un servizio nasce per servire un bisogno, ma non ci si accorge che i bisogni e le preferenze evolvono costantemente: occorre un adeguamento continuo dell’offerta. Per fare ciò, è utile leggere molto, osservare, partecipare, domandare e soprattutto evitare di sottoporre a giudizio dell’utente soluzioni preconfezionate. Infatti, si potrebbe cadere nell’equivoco di scambiare la richiesta di un parere per il miglioramento di una soluzione, con la manifestazione di un effettivo interesse alla sua adozione.

Come si vede, si tratta di semplici passaggi. Purtroppo a volte vengono saltati, perché ritenuti superflui, oppure troppo faticosi o inefficienti, perché tempi e risultati non sono perfettamente determinabili a priori.

Progettualità: coinvolgere, valutare, stare con i piedi per terra

Oggi i tempi sono maturi per impegnarsi nello sviluppo di nuove soluzioni e per lanciarsi in progetti innovativi!

Attenzione a non commettere l’errore di progettare da soli. Le metodologie recenti sono sempre più centrate sull’innovazione collaborativa, che coinvolge il destinatario finale a partire dalla elaborazione del prototipo iniziale (Proof of Concept).

Progetti non realizzabili per limiti tecnici, o strumenti tecnologici prescelti, non compatibili con i tempi, o non sostenibili economicamente, costituiscono un altro ostacolo da evitare.

Execution: procedere, verificare, decidere

L’ambizione di progetti grandiosi fa fallire i progetti. Servono piccoli passi nella giusta direzione ed è necessario essere pronti a cambiare rotta di fronte ai riscontri forniti dal mercato o dagli utilizzatori finali. Il piano di inserimento di una innovazione deve essere sviluppato considerando le caratteristiche specifiche dell’organizzazione e dei portatori di interesse. E’ importante assicurare che l’innovazione venga accettata ed effettivamente adottata e si diffonda con successo, producendo i benefici attesi.

Occorre smontare una convinzione diffusa, ma errata. L’aumento di competitività non è un risultato automatico direttamente collegato all’acquisto di tecnologie avanzate o alla stesura di piani che vivono solo sulla carta.

La scelta del temporary manager

È fondamentale aumentare la qualità delle competenze per aumentare la competitività. Uno strumento in più per accelerare il rafforzamento del know-how aziendale è certamente il servizio di temporary management. Nei nostri articoli precedenti mostriamo diversi esempi di intervento a supporto delle aziende. Siamo a fianco di chi ha un progetto di sviluppo, vuole realizzare un miglioramento di processo o accettare la sfida di una innovazione di prodotto.


 

Autore:

La Redazione

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri, responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, esperto nell’Area Business Modeling, opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Giada.jpg

Giada Vitelli, Media Specialist del Blog CDigital. Laureata in Economia e Commercio all’Università di Pisa, studentessa al Corso di Laurea Magistrale in Economia e Management marittimo e portuale all’Università di Genova.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

 

 

Piano transizione 4.0
Autore: la redazione CDigital

Uno dei pilastri su cui porrà le fondamenta il Recovery Fund italiano sarà il Piano Nazionale Transizione 4.0. Nella legge di Bilancio 2021 vengono messe, a disposizione delle imprese per innovarsi, risorse per un ammontare di circa 24 miliardi di Euro. Il Nuovo Piano Nazionale del MISE prevede interventi sulle agevolazioni relative ai beni materiali e immateriali, ricerca e sviluppo, innovazione, design, green e formazione 4.0.

Le novità principali del nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0

Il nuovo Piano Nazionale si pone due obiettivi fondamentali: stimolare gli investimenti privati e garantire stabilità e certezze alle imprese attraverso misure pluriennali.

In sintesi, ecco dunque le novità principali:

  • Potenziamento degli incentivi sugli investimenti 4.0 attraverso l’incremento dei tetti massimi agevolabili e delle aliquote del credito d’imposta
  • I nuovi crediti d’imposta sono previsti per 2 anni
  • La decorrenza della misura è anticipata al 16 novembre 2020
  • È riconosciuto infine un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali definiti entro il 31 dicembre 2022, a condizione che: (i) il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto un versamento pari al 20% del costo di acquisizione; (ii) la consegna dei beni avvenga nei 6 mesi successivi (quindi, entro giugno 2023).

Gli investimenti agevolabili e le percentuali di aiuto: i dettagli del piano

Riportiamo nel seguito il dettaglio delle principali novità contenute nella nota del MISE:

A. Investimenti in beni materiali e immateriali

B. Ricerca&Sviluppo, Innovazione, Design e Green

C. Credito Formazione 4.0

BENI MATERIALI E IMMATERIALI

A. Investimenti in Beni materiali e immateriali

Le novità riguardano due aspetti: (A.1) l’anticipazione e riduzione della compensazione del credito e (A.2) la maggiorazione dei tetti e delle aliquote per investimenti in beni materiali, immateriali, Industry4.0:

A.1 Anticipazione e riduzione della compensazione con maggiore vantaggio fiscale nell’anno

  • per gli investimenti in beni strumentali “ex super” e in beni immateriali non 4.0 effettuati nel 2021 da soggetti con ricavi o compensi minori di 5.000.000 euro, il credito d’imposta è fruibile in un anno;
  • è ammessa la compensazione immediata (dall’anno in corso) del credito relativo agli investimenti in beni strumentali;
  • per tutti i crediti d’imposta sui beni strumentali materiali, la fruizione dei crediti è ridotta a 3 anni in luogo dei 5 anni previsti a legislazione vigente.

A.2 Maggiorazione tetti e aliquote

Beni materiali e immateriali

  • incremento dal 6% al 10% per tutti del credito beni strumentali materiali (ex super) per il solo anno 2021;
  • incremento dal 6% al 15% per investimenti effettuati nel 2021 per implementazione del lavoro agile;
  • estensione del credito ai beni immateriali non 4.0 con il 10% per investimenti effettuati nel 2021 al 6% per investimenti effettuati nel 2022.

 Beni materiali “Industry 4.0”

  • per spese inferiori a 2,5 milioni di euro: nuova aliquota al 50% nel 2021 e 40% nel 2022;
  • per spese superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni: nuova aliquota al 30% nel 2021 e 20% nel 2022;
  • per spese superiori a 10 milioni di euro e fino a 20 milioni è stato introdotto un nuovo tetto: aliquota al 10% nel 2021 e nel 2022.

Beni immateriali “Industry 4.0”

  • incremento dal 15% al 20%
  • massimale da 700.000 euro a 1 milione di euro

R&S, GREEN, DESIGN

B. Ricerca & Sviluppo, innovazione, Green, Design

  • Ricerca&Sviluppo: incremento dal 12% al 20% e massimale da 3 milioni a 4 milioni di euro;
  • Innovazione tecnologica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Innovazione green e digitale: incremento dal 10% al 15% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Design e ideazione estetica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni.

Formazione 4.0

C. Credito Formazione 4.0

  • Estensione del credito d’imposta alle spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori;
  • E’ riconosciuto nell’ambito del biennio interessato dalle nuove misure (2021 e 2022)

Preparare l’organizzazione alla Transizione 4.0

Le nuove tecnologie digitali stanno trasformando rapidamente il mondo che conosciamo, decretando la fine di sistemi a cui eravamo abituati e aprendo la strada a nuovi modelli. Per giocare un ruolo da protagonisti e non da inseguitori della tecnologia, un passo cruciale sta nel modificare il nostro modo di operare e di pensare, sia a livello personale, ma soprattutto a livello di team: dobbiamo lavorare quindi per allineare tutta l’organizzazione alla volontà del cambiamento. Ecco perché, oltre alla introduzione di nuove tecnologie e modelli di business, è molto importante fare formazione e coinvolgere la funzione Risorse Umane nell’avviare iniziative volte ad aumentare il coinvolgimento e la partecipazione di tutti al cambiamento.

In tema di adeguamento al cambiamento e di flessibilità, le imprese italiane hanno sempre dimostrato grande capacità di adattamento alle mutate condizioni dell’ambiente economico e sociale. A fianco delle aziende italiane, CDigital opera con i propri Temporary Innovation Manager per sostenere e potenziare il processo di trasformazione digitale, attraverso interventi ben definiti nel tempo, specifici e mirati al raggiungimento di risultati concreti e tangibili.


Autore:

La Redazione

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri è responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, è esperto nell’Area Business Modeling ed opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

Giada Vitelli, Media Specialist del Blog CDigital. Laureata in Economia e Commercio all’Università di Pisa, studentessa al Corso di Laurea Magistrale in Economia e Management marittimo e portuale all’Università di Genova.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Scritto da: Gianpiero Negri – Responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital , esperto Area Business Modeling

Digital Automation Week (27nov- 4dic) è un evento organizzato da Siemens sul tema della Trasformazione Digitale in ambito Automation. L’iniziativa è particolarmente interessante per le soluzioni tecnologiche offerte, ma soprattutto perché affronta questioni molto attuali e dibattute: in primo luogo la scelta di innovare nel quadro della crisi causata dalla pandemia e, in secondo luogo, il rapporto tra tecnologia e beneficio per le aziende. È stato sottolineato come la tecnologia non genera automaticamente del valore, a meno che non sia affiancata da un piano strategico e organizzativo, che consideri attentamente l’impatto delle competenze. A tale proposito, consideriamo utile un confronto con la nostra esperienza di temporary manager a fianco delle PMI nella realizzazione di progetti di trasformazione digitale.

Trasformazione digitale: le ragioni del cambiamento

Venerdì 27 novembre è iniziato Digital Automation Week, un evento organizzato da Siemens, dedicato alle nuove soluzioni a disposizione delle imprese italiane, in particolare delle PMI, sensibili al tema della Trasformazione Digitale. Nel corso della prima giornata è stata presentata un’ampia panoramica dell’offerta di soluzioni proprietarie per il settore dell’automazione e sono state affrontate anche diverse questioni legate alla scelta di innovare: ha senso pensare ora all’innovazione? Perché proprio in questo momento? È necessario coinvolgere i collaboratori tenuto conto dell’attuale situazione di emergenza?  

“Il futuro è fatto di innovazione e velocità: il pesce veloce mangia il pesce lento”

L’esperienza e anche gli studi delle grandi società di consulenza sottolineano che le tecnologie digitali rappresentano oggi un fenomeno dirompente capace di rimettere in discussione gli equilibri competitivi. Attendere il ritorno al passato è un’aspettativa vana: occorre far posto ad una rinnovata capacità di interpretare i nuovi bisogni del mercato e puntare sulle tecnologie e i modelli di business più promettenti. Il mercato premierà non chi è grande, ma chi si adatterà più velocemente alle nuove condizioni.

I trend emergenti

Oggi sempre di più si parla di sicurezza, connettività, digital experience, cloud, blockchain, simulazione e visualizzazione e di molte altre tecnologie cosiddette abilitanti. In particolare alcuni studi mettono in evidenza che l’Edge computing, l’Augmented Reality e l’Artificial Intelligence avranno un ruolo decisivo.

Key Influencer in the future of Automation
Source: Frost &Sullivan (2018)

Le tecnologie digitali non sono sufficienti a generare maggiore redditività: occorre una chiara visione strategica e di business, che guidi la trasformazione digitale nell’organizzazione.

“La tecnologia di per sé non ha molto significato se non è finalizzata a un obiettivo

Come è stato argomentato dai relatori intervenuti, “la tecnologia di per sé non ha molto significato se non è finalizzata a un obiettivo”. Occorre ragionare in modo concreto su ciò che si vuole realmente migliorare. “Ai miei clienti – riprendendo un passaggio degli interventi – chiedo sempre: quali sono i vostri più grossi mal di testa? Su che cosa vorreste agire? Sulla flessibilità, la riduzione del time-to-market, l’aumento di produttività?”

Queste sono certamente le domande di partenza. In un approfondimento successivo si identificheranno gli obiettivi specifici da raggiungere in un progetto iniziale di digitalizzazione o in un percorso di trasformazione digitale già in atto. Ad esempio si potrebbe agire sulla riduzione della dimensione minima dei lotti, o abbattere i tempi di sviluppo, o ancora lavorare sul tempo di messa di servizio delle attrezzature, o sui problemi di qualità.

Tuttavia, non si ripete mai abbastanza il fatto che l’innovazione diventa davvero profittevole quando l’obiettivo è di carattere strategico e non si adagia unicamente sulla logica del risparmio: alla base ci deve essere sempre la consapevolezza che l’innovazione è l’unica via per intercettare le nuove opportunità di business in un mercato sempre più incerto e mutevole.

Trasformazione digitale e competenze

Nel corso degli interventi è stato ricordato come il fattore centrale per innovare in azienda sono le persone: “L’iniziativa può partire da imprenditori illuminati che hanno progetti e sanno convincere i tecnici. A volte invece è la parte IT (Information Technology) od OT (Operational technology) che capisce le potenzialità. Quello che conta alla fine è la convinzione di gruppo

Il beneficio offerto dall’innovazione diventa effettivo quando il cambiamento tecnologico è accompagnato da un adeguamento delle competenze delle persone che devono gestire i nuovi sistemi e, per farlo, spesso devono cambiare radicalmente il loro metodo di lavoro. È importante quindi curare l’aspetto della comunicazione interna ed esterna, gestire il coinvolgimento effettivo delle persone (ad esempio attraverso l’utilizzo di metodologie Lean) e progettare l’introduzione di benefit e incentivi collegati al miglioramento delle competenze digitali e alla valorizzazione delle soft skills.

“Quello che conta è la convinzione di gruppo”

Sul fronte delle competenze, recentemente in occasione del World Economic Forum (“The Future of Jobs Report 2020”, Oct 2020) è stato sottolineato come la domanda di nuove professionalità emergenti diventerà centrale nei nuovi sistemi organizzativi e non potranno essere coperte totalmente dalle risorse interne. Per il futuro sarà dunque importante prevedere dei piani di formazione di medio termine delle competenze necessarie per sostenere la trasformazione digitale.

Emerging and Redundant job roles - Italy
Source: “The Future of Jobs 2020 Report 2020” (WEF2020)

Inoltre, soprattutto per le PMI, sarà utile esplorare nuove forme di collaborazione con soggetti esterni, fornitori, partner, clienti o all’interno dei nuovi ecosistemi dell’innovazione. Un esempio è dato dai Digital Innovation Hub, o dai centri tecnologici, quale il Digital Enterprise Experience Center di Piacenza, dove le aziende possono fare sperimentazione pratica e personalizzata sulle proprie esigenze.

Una nuova opportunità dall’offerta di servizi di temporary management

La ricerca di obiettivi chiari, l’arricchimento della rete di collaborazioni, l’aggiornamento delle competenze, la gestione delle risorse umane, effettuati seguendo l’approccio sopra descritto, sembrano dettati dalla necessità e dal buon senso, ma sarebbe un errore considerarli un fatto scontato o un processo lineare. Grazie alla loro flessibilità e intraprendenza le imprese italiane hanno dimostrato di saper affrontare tali questioni, agendo con senso pratico, valutando con attenzione i progetti di innovazione in base all’effettiva redditività, o compiendo piccoli passi successivi, senza avventurarsi in piani sovradimensionati e costosi.

“Piccoli passi nella giusta direzione”

Questa è la filosofia che adottiamo anche nella nostra Community CDigital, costituita da Temporary Manager, che operano fianco a fianco alle persone all’interno dell’azienda, come nel caso di Fit4TheFuture un Programma, a livello nazionale di 12 interventi di ammodernamento e innovazione digitale gestito da CDi Manager,  finanziato totalmente da 4Manager, Ente bilaterale per le politiche attive del lavoro di Confindustria e Federmanager.

Non basta ideare o implementare tecnologie: ci assicuriamo che i progetti diventino un “fatto organizzativo”, un elemento incorporato e vivo nei processi e nelle modalità di lavoro delle persone. Per sua natura il Temporary manager è un realizzatore ed una guida per il team che gli viene affidato.

Schema di programmazione progetti Fit4The future
Fit4TheFuture – Schema di programmazione degli interventi

Autore:

Gianpiero Negri è responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, esperto nell’Area Business Modeling. Opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter

Responsabilità Sociale

Scritto da: La Redazione

Quasi un miliardo e ottocento milioni di euro investiti nel 2019 in azioni di Responsabilità Sociale e Sostenibilità dalle aziende italiane che hanno scommesso sul loro ruolo di produttori di valore sociale: il 25% in più rispetto al 2017.

Sono i dati emersi dal IX Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia, la statistica promossa dall’Osservatorio Socialis, realizzata dall’Istituto Ixè e presentata in diretta web dalla sede di Università Mercatorum a Roma.

Il valore assoluto degli investimenti in RSI è più che quadruplicato rispetto a 18 anni fa, quando venne realizzata la prima rilevazione dell’Osservatorio Socialis. Questo percorso di crescita continua rischia però di interrompersi nel 2020 a causa della crisi del Coronavirus.

I dati restituiti dal IX Rapporto CSR confermano il radicamento e il valore del fenomeno – ha commentato Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis  Ora si tratta di reggere l’urto dell’emergenza Covid-19 pensando a nuovi modelli di sviluppo, ancora più sostenibili, più attenti alle persone, all’ambiente, al contenimento degli sprechi, dove la tecnologia e l’innovazione sposano la responsabilità sociale.”

Perché un’azienda dovrebbe decidere di investire in un progetto di Responsabilità Sociale?

Secondo quanto affermato dalla Commissione Europea, la Responsabilità Sociale d’Impresa rappresenta un asset strategico che favorisce l’aumento di competitività e porta vantaggi in vari ambiti:

  • Miglior gestione del rischio;
  • Produttività e ottimizzazione dei costi;
  • Accesso al capitale;
  • Relazioni coi clienti;
  • Capacità di innovazione

 “L’adozione di una politica aziendale basata sulla Responsabilità Sociale può permettere la formazione di un clima di fiducia, internamente all’azienda, ma anche nei rapporti con la clientela e la collettività

Cambiamento culturale

Il passaggio da una prima stagione mossa da una sorta di “paternalismo” volto alla “tutela del consumatore” come “parte debole”, a quella attuale del consumo “responsabile” del cittadino, che è diventato protagonista del cambiamento, sta spingendo le imprese ad adeguarsi per cogliere i nuovi bisogni e preferenze del mercato.

Negli ultimi anni si è verificato un cambiamento culturale nei consumatori. Non solo valutano il produttore per la qualità dei beni e servizi offerti, ma anche per la modalità con cui le stesse imprese esercitano la loro attività. Chi acquista è sempre più propenso a spendere qualcosa in più per premiare le aziende più attente all’ambiente e al benessere di lavoratori e fornitori.

Non adeguarsi alle nuove esigenze della collettività potrebbe influire negativamente sulla branding reputation. Si potrebbe verificare che il cliente scontento del comportamento dell’azienda non acquisti più, provocando una diminuzione dei ricavi e conseguentemente del valore del brand.

La Responsabilità Sociale riguarda anche le PMI?

La RSI è stata considerata come qualcosa che può riguardare solo le imprese di grandi dimensioni. In realtà, in un tessuto imprenditoriale come quello italiano, le piccole e medie imprese rappresentano circa il 92% delle aziende. Dunque esse giocano un ruolo determinante anche in tema di sostenibilità del territorio. La questione è piuttosto allora comprendere se l’RSI è alla portata delle risorse, capacità e interesse di una PMI.

Così come un percorso è fatto di tanti piccoli passi, anche l’evoluzione verso la sostenibilità può essere gestita attraverso il concepimento di tanti piccoli progetti successivi. Ognuno deve portare ad un miglioramento e ad un beneficio tangibile in una delle aree fondamentali di intervento:

  • Salute e sicurezza dei luoghi di lavoro
  • Tutela dell’ambiente
  • Efficienza e fonti rinnovabili

Le soluzioni e le possibilità di intervento sono “infinite”: la disponibilità di nuove tecnologie e di nuove competenze costituisce una condizione favorevole per il cambiamento in ottica green: si pensi, ad esempio, all’ammodernamento dei processi, o ai vantaggi della trasformazione digitale, o infine alla creazione di nuove modalità per servire il cliente.

Il Temporary Manager come catalizzatore del processo

Nell’introduzione di novità, il problema spesso è come conciliare l’operatività ordinaria con la necessità di trovare tempo e competenze per nuovi progetti.

Una soluzione, è costituita dal Temporary Innovation Manager, una figura sostanzialmente ancora poco utilizzata in Italia, che è specializzata in interventi di durata limitata e segue un approccio manageriale alla gestione dei progetti.

Ma qual è il ruolo del TIM in un progetto da realizzare in una piccola e media impresa?

Il Temporary manager ha come obiettivo fondamentale il “far accadere le cose”, ovvero assicurarsi che il cambiamento diventi un “fatto organizzativo” e sia effettivamente adottato dalle persone dell’organizzazione.

È la soluzione ideale per le PMI perchè rappresenta la “dose giusta di managerialità”. Non si tratta di un inserimento di un manager a tempo indeterminato e non è l’intervento spot del consulente che in realtà non incide a sufficienza per generare un cambiamento stabile.


Autore:

La Redazione: Giada Vitelli


CDigital si è attivata creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Autore: Marco Scotti. Pubblicato su Economy (ottobre 2020)

Per ripartire le Pmi hanno bisogno di avere a disposizione skill che solo le figure del temporary e del fractional manager possono offrire. Federmanager ha chiesto al Governo di supportare di più le imprese

Ci sono due modi per guardare a un problema e cercarne la soluzione, due facce della medaglia: una, quella delle buone intenzioni, che vuole migliorare lo status quo; l’altra, quella furbetta, che sfrutta la soluzione offerta per mantenere inalterate le cose e magari guadagnarci pure. Non fa eccezione il tema della managerialità, un argomento che tornerà di attualità nei mesi a venire, quando il combinato disposto tra la fine del blocco dei licenziamenti, la conclusione della cassa integrazione generalizzata e la conclusione delle misure emergenziali dettate dalla pandemia scatenerà una tempesta perfetta nel mondo del lavoro. E i dirigenti, così come tutti gli altri lavoratori, non saranno esenti da razionalizzazioni.

«Ci aspettavamo che questo periodo avesse meno impatto sui colleghi – chiosa Giacomo Gargano, presidente di Federmanager Roma -, invece da qualche mese abbiamo vari dirigenti che stanno perdendo il posto anche nelle grandi aziende. E questo è un problema non soltanto per un’ovvia questione di occupazione, ma anche perché si rischia di perdere un bagaglio di competenze che non è stato debitamente trasferito nei più giovani. Che potrebbero, a loro volta, trovarsi nella scomoda situazione di non essere pronti a ruoli in prima linea».
Dunque, nell’approfondire la vicenda si sommano diversi fattori: da un lato l’ovvia necessità di contenimento dei costi, soprattutto in un momento complesso come quello che stiamo vivendo e specialmente per quelle aziende con fatturati inferiori ai 10 milioni di euro che rappresentano circa l’80% del totale. Come è ben noto, poi, le Pmi sono oltre il 90% del complessivo ed è per questo che non si può delegare esclusivamente all’estro degli imprenditori la funzione di coordinamento e impostazione che è precipua dei dirigenti.

CDI MANAGER È IL BRACCIO OPERATIVO DI FEDERMANAGER ATTRAVERSO IL QUALE LE PMI ACCEDONO ALLE FIGURE PROFESSIONALI MIGLIORI

Per questo motivo già prima della pandemia causata dal Coronavirus si era iniziato a parlare di temporary manager, ovvero un professionista inserito all’interno dell’organigramma aziendale per un tempo ben definito in modo da rispondere alle esigenze specifiche dell’impresa. A questo scopo, Federmanager ha creato un “braccio operativo”, Cdi Manager, che ha come missione quella di portare managerialità nelle Pmi. «Il che – ci spiega Ettore Cambise, presidente dell’azienda – vuol dire aiutare a risolvere i problemi delle imprese e rimettere nel mercato del lavoro i manager che sono andati in pensione molto giovani o sono stati allontanati. Abbiamo un sistema che ci consente di incrociare i dati per rispondere nel migliore dei modi alle esigenze dell’azienda che si rivolge a noi. Proponiamo una rosa di candidati tra cui l’imprenditore può scegliere.
Nel 95% dei casi questo processo funziona molto bene, ma in una piccola percentuale il titolare scopre che forse avrebbe fatto meglio a scegliere un altro manager tra quelli proposti. Se lo avesse assunto avrebbe pagato il suo errore di valutazione a caro prezzo. Rivolgendosi a Cdi Manager, invece, può cambiare idea senza nessun costo aggiuntivo».

A mano a mano che la crisi economica iniziava a mostrarsi in tutta la sua violenza, Federmanager ha continuato a far sentire la sua voce con le istituzioni. Ad esempio, è stato chiesto al governo, già all’indomani della stesura delle bozze del Dl Cura Italia di supportare le Pmi «per evitare – aggiunge Gargano – che fossero costrette a privarsi delle competenze manageriali. Perché se si vuole ripartire sono skill necessarie. La nostra associazione si rivolge alle imprese che operano nell’industria e nei servizi, comparti che sono stati toccati in maniera decisa dalla crisi pur – fortunatamente – senza arrivare ai picchi drammatici del commercio. Ebbene, i segnali che arrivano dalle Pmi delle nostre aree di interesse non sono incoraggianti: vediamo che ci sono già imprese che sono pronte a privarsi delle competenze manageriali. Serve trovare una soluzione in modo rapido».

ETTORE CAMBISE, PRESIDENTE DI CDI MANAGER

Una possibile via d’uscita riguarda proprio la possibilità di sfruttare dei manager non soltanto per un orizzonte temporale limitato, ma anche in una modalità che si potrebbe definire quasi “part time”. È il caso dei cosiddetti fractional manager, figure che hanno la possibilità di svolgere attività para-consulenziale in azienda, in modo continuativo e non fisso. Ma ci sono delle accortezze che vanno per forza di cose tenute in considerazione. In primo luogo, che un manager, per definizione, non può limitarsi a un impiego di poche ore alla settimana in un’azienda. «Perché compito precipuo del dirigente – ci racconta Cambise – è quello di immergersi nella realtà lavorativa e dare possibili soluzioni. Se non si pongono dei paletti ben precisi, si rischia semplicemente di dare un nome diverso a un’attività normale e antica: quella di chiamare professionisti per avere consulenze rapide su task specifici. Non è un caso che le ricerche di mercato più numerose convergano sui CFO (che possono quindi spiegare rapidamente problemi relativi al bilancio) e HR Manager (che possono invece dare suggerimenti in merito alla gestione dell’organico).
Ma i dirigenti hanno caratteristiche diverse: il loro ruolo è cambiare profondamente l’organizzazione, dall’interno, trovando la collocazione più adatta alle singole figure. Deve permeare un’organizzazione con le sue competenze, non limitarsi a svolgere “il compitino”. Se nei decreti che riguardano l’introduzione di figure professionali in azienda, invece di limitarsi a usare nomi come fractional o temporary, si specificassero bene ruoli e competenze necessarie, allora questo potrebbe essere un valido aiuto per le imprese».

TEMPORARY E FRACTIONAL MANAGER AIUTANO LE PMI NELLE FUNZIONI PER LE QUALI NON ESISTE IN ORGANICO UNA FIGURA SPECIFICA

«Un dirigente flessibile – ci racconta Gargano – che consente di non incidere in maniera eccessiva sul budget dell’azienda ma che, al tempo stesso, può aiutarla a risolvere problemi contingenti e verticali. In questo caso, può essere di grande utilità. L’importante è che sia messo in chiaro il tema, fondamentale, delle competenze. Noi come Federmanager, sia da soli che insieme a Confindustria nel progetto 4.Manager, stiamo portando avanti discorsi fondamentali come quello della certificazione, del travaso delle competenze, della realizzazione di piani formativi ad hoc. Questa è la via maestra per venire incontro alle esigenze delle Pmi, che non hanno budget sufficiente per incamerare definitivamente in organico un dirigente; dei manager stessi, che continuano a lavorare secondo le loro potenzialità e professionalità; e del sistema Italia, che beneficia di un circolo virtuoso senza eccessivi aggravi economici».
Ma proprio il tema dei meccanismi incentivanti da parte delle istituzioni può rappresentare il nodo più difficile da sciogliere. Già negli scorsi anni, infatti, il piano Industria 4.0 (poi divenuto Impresa 4.0) ha concentrato molti più sforzi sull’acquisto dei macchinari e dei beni strumentali, facendo leva anche sulla Nuova Sabatini. Ma decisamente meno si è spinto sull’enorme argomento delle competenze, che pure sono fondamentali. I competence center, ad esempio, sono partiti in ritardo rispetto alla tabella di marcia e hanno ricevuto i fondi necessari per la pubblicazione dei bandi soltanto lo scorso anno. «Temo – conclude Cambise – che questo scenario possa ripetersi anche adesso con il Recovery Fund. Per cui saranno previsti incentivi per i macchinari, ma ci sarà poco approfondimento sulla tematica dei manager. Per eccesso di semplificazione in fase di scrittura, a mio avviso, si rischia di lasciare eccessivo arbitrio alle aziende che potrebbero quindi replicare schemi già visti, con i professionisti che dispensano qualche consiglio ma che vengono inquadrati come se fossero manager per beneficiare di qualche sgravio. Le due cose sono molto diverse e non vanno confuse. Ho paura che si possa scegliere la strada che consente alle Pmi di continuare a lavorare come hanno sempre fatto. E invece sarebbe il momento di fare un drastico cambiamento. Prendiamo ad esempio lo smart working: un professionista può suggerire i migliori strumenti per lavorare da remoto, ma è il manager quello che sa armonizzare questo passaggio. È bene ricordarcelo».


CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter

Scritto da: Antonello Scotto – Temporary Manager e Innovation Manager

Un caso aziendale paradigmatico

Il caso che vi presento riguarda un’azienda italiana che produce e commercializza ceramiche per l’edilizia.

L’azienda ha una storia piuttosto travagliata avendo vissuto diversi periodi di crisi. Nel 2001 dopo la messa in liquidazione, viene rilevata da un nuovo proprietario, un imprenditore di estrazione commerciale. Grazie alla sua tenacia, alla disponibilità e supporto dei lavoratori, ad aiuti finanziari sia pubblici che privati, riesce a far vivere l’azienda, mantenendo la produzione in Italia, in un mercato difficilissimo quale quello delle piastrelle di ceramica.

Negli anni (soprattutto negli ultimi 5), nonostante importanti investimenti per migliorare la qualità ed aumentare il volume di produzione, i risultati stentano ad arrivare. I costi sono ancora troppo alti, la qualità non è quella attesa, le frequenti fermate degli impianti impediscono il raggiungimento dei target di produzione.

Per far fronte alla situazione di tensione finanziaria, le principali funzioni aziendali si reggono su una politica di gestione diretta della proprietà senza utilizzo di management.

L’evoluzione verso il Temporary Manager

Alla fine dell’anno 2019, l’azienda ha aderito al progetto Fit4The Future, promosso da Federmanager e Confindustria e realizzato tramite CDi Manager.

Il progetto prevedeva l’affiancamento di un Temporary Manager all’impreditore per sostenerlo nella definizione di un programma di crescita aziendale. Una approfondita analisi dell’azienda ha confermato i punti di criticità e ha permesso di elaborare specifici progetti di cambiamento. Era chiara la necessità di intervenire sulla carenza di managerialità e sull’introduzione di competenze adatte per una gestione di tipo industriale.

La Lean Management

Per ottenere risultati efficaci e rapidi, immediatamente tangibili, si è puntato sull’applicazione di pratiche di Lean Management in azienda. E’ stato pertanto definito il programma di crescita e cambiamento (road map) che prevedeva la realizzazione nell’arco di 18 mesi di 7 progetti Lean. La realizzazione di questi progetti avrebbe permesso all’azienda di ottenere un beneficio quantificabile in almeno 2 milioni di euro come conseguenza di una migliore organizzazione e gestione ovvero una maggiore efficienza nello svolgimento delle attività lavorative.

La Lean Management (gestione snella) è una filosofia di gestione aziendale basata sull’applicazione del Lean Thinking e del Toyota Production System. Gli obiettivi principali della Lean Management sono creare valore ed ottenere la massima soddisfazione del cliente. Nella Lean Management, l’elemento chiave è rappresentato dalle persone. Con il loro coinvolgimento e modus operandi apportano continui miglioramenti nei processi aziendali, riducono gli sprechi sino ad annullarli, eliminando tutto ciò che non produce valore.

L’avvio del progetto

In seguito all’approvazione della roadmap da parte dell’imprenditore si è proceduto con l’implementazione del primo progetto. Tale progetto, coinvolgendo tutto il management , ha portato all’introduzione della Lean in azienda e ha permesso di operare una vera svolta nel modo di lavorare.

Operativamente si è partiti formando il management sui principi del Lean Thinking e del Toyota Production System. Quest’ultimi rappresentano la base per una transizione verso una gestione di tipo industriale e di standard elevato. Successivamente con le persone così formate si è costituito un team con potere decisionale e si è introdotta una breve riunione giornaliera, il PPS meeting (riunione di coordinamento e di Practical Problem Solving), che si tiene direttamente nell’area di produzione.

Durante tale meeting, i membri del team lavorano in sinergia ed in modo efficiente, identificano e si fanno carico della risoluzione dei problemi che impediscono il raggiungimento degli obiettivi aziendali (produzione, qualità, manutenzione, sicurezza, ecc.) trovando soluzioni per evitare il ripetersi degli stessi. La breve durata del meeting è resa possibile da una scaletta fissa e ben definita e dall’utilizzo della lavagna PPS (strumento di problem solving) e impone che i partecipanti siano ben preparati e focalizzati su quanto esporre.

I risultati ottenuti con il Temporary Management

L’implementazione del programma di Temporary Management Fit4TheFuture, ha permesso di innescare un processo di cambiamento all’interno dell’azienda. E’ bastata l’implementazione di un singolo progetto, realizzato con il minimo impiego di risorse a far intravedere all’azienda i benefici conseguibili con l’introduzione della Lean Management.

In particolare questo progetto ha portato le persone a cambiare modo di lavorare inducendole a focalizzarsi maggiormente sul raggiungimento degli obiettivi aziendali. Inoltre si è introdotto il concetto di miglioramento continuo, diffondendo la prassi di risolvere giorno per giorno i problemi che limitano le performance aziendali, trasformando quindi le criticità in opportunità di miglioramento. Dopo l’implementazione del progetto si è effettuato un monitoraggio di circa un mese allo scopo di valutarne anche i benefici economici. Questi sono andati ben oltre le aspettative dell’imprenditore. A fronte di una spesa di circa 300 euro (sostenuta per l’acquisto di cancelleria), ha stimato di poter ottenere un beneficio quantificabile in oltre 300.000 euro/anno.

L’inserimento di un temporary manager, che essendo per definizione temporaneo è ovviamente meno invasivo, può rivelarsi la scelta vincente in quanto permette di rispondere alla necessità di portare dentro l’azienda innovazione, competenza, esperienza e leadership assecondando nel contempo la riluttanza della proprietà nei confronti di una gestione esterna. Il temporary manager infatti affianca la proprietà per un periodo ben definito allo scopo di realizzare un preciso progetto di cambiamento.


Autore:

Antonello Scotto – Ingegnere Meccanico, Dirigente Industriale.

Ha lavorato per importanti gruppi multinazionali dove ha sviluppato competenze in ambito R&D, Project Management, Ingegneria e Manutenzione, Manufacturing e Direzione Operations. Al momento è un Consulente di Direzione per l’Organizzazione e lo Sviluppo aziendale.


CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter
Scritto da: Paolo Cherchi – Temporary Manager presso ARAS, Sardegna Impresa, BIC

Innovazione e temporary management: una ricetta di successo

Il caso aziendale che vi presento riguarda un’azienda che produce e commercializza serramenti in PVC. Grazie ad un intervento di temporary management, l’azienda ha ritrovato la via per uscire dalla crisi.

In situazioni di crisi aziendale è molto importante riuscire a costruire con l’imprenditore la visione di un percorso sostenibile, concreto, calzante per la sua azienda e per le sue capacità. Vedere un futuro possibile e realizzabile può ridare entusiasmo per risolvere situazioni che appaiono irrisolvibili.

Fare il primo step del percorso in modo molto pragmatico e orientato a produrre risultati, anche piccoli e semplici, ma tangibili, genera grande fiducia nell’imprenditore sulla realizzabilità del percorso. La positività contagia e porta nuovo entusiasmo.

In situazioni di crisi aziendale è molto importante riuscire a costruire con l’imprenditore la visione di un percorso sostenibile, concreto, calzante per la sua azienda e per le sue capacità.

Adottare strumenti, anche elementari, che però semplificano il lavoro, fa comprendere all’imprenditore che è possibile lavorare con modalità nuove e più efficienti. Di conseguenza rafforza la fiducia nelle competenze e spinge al miglioramento organizzativo.

L’impostazione metodologica CDi Manager, che coniuga il rigoroso project management con metodiche manageriali innovative, ha garantito l’individuazione di soluzioni efficaci e lo stretto controllo realizzativo, tutti elementi essenziali per la buona riuscita dell’intervento di temporary management.

Gli inizi

Nei primi anni ‘90, vi erano pochi operatori nel campo degli infissi in PVC. Vi era, allo stesso tempo, una forte domanda di infissi presenti con migliore capacità di isolamento termico e acustico e prodotti più performanti.

Deciso a cogliere l’opportunità, il fondatore dell’azienda progettò e realizzò una piccola attività industriale con un impianto produttivo di oltre 3.000 mq. dotato di macchinari da taglio e assemblaggio semi automatizzati.

Il fatturato continuò a crescere fino ai primi anni 2000, superando i 6 milioni di euro, sostenuto da una struttura produttiva di oltre 30 addetti.

In quel periodo, fiducioso nell’andamento aziendale, l’imprenditore realizzò importanti investimenti: l’ampliamento dell’immobile aziendale; la sostituzione delle linee produttive con macchinari automatizzati per la progettazione dei serramenti; il taglio dei profili e l’assemblamento dei componenti.

Il periodo della crisi

Negli anni 2008/2010 è iniziato il declino delle vendite. Alla situazione di crisi generale del 2008 si è sommato l’ingresso nel mercato di operatori con alte capacità competitive, in prevalenza aziende del nord-est europeo.

L’azienda ha reagito attuando una serie di interventi: la realizzazione di campagne pubblicitarie con i media tradizionali; il restyling del sito internet aziendale; l’allestimento di un punto vendita presso la sede produttiva e la partecipazione alle principali fiere di settore. Tali interventi non hanno generato gli effetti positivi sperati ed i clienti hanno continuato a manifestare la loro insoddisfazione anche sui social, senza trovare risposta.

Non riuscendo a trovare valide risposte, il management aziendale si è concentrato sulla riduzione dei costi operativi, sacrificando la soddisfazione delle esigenze dei clienti. Il calo delle vendite è proseguito anno dopo anno, prima sulla liquidità aziendale e poi su tutte le aree aziendali, fino a una diminuzione degli occupati di oltre 20 unità.

Il supporto del programma Fit4The Future: cambiamento, innovazione e gestione manageriale

Alla fine dell’anno 2019, entrando in contatto con Federmanager, la società  ha aderito al programma Fit4The Future, promosso da Federmanager e Confindustria e realizzato da CDi Manager. Il sottoscritto è stato incaricato di realizzare un intervento di temporary management per realizzare il percorso di innovazione e cambiamento in azienda.

Ci si è resi subito conto che era necessario definire prioritariamente degli interventi che aiutassero a rilanciare le vendite, da realizzare a costi contenuti e contemporaneamente intervenire sulle principali cause di insoddisfazione dei clienti.

Le analisi condotte hanno infatti evidenziato come alcuni fattori incidevano fortemente sui rapporti con i clienti: il collaudo post installazione veniva effettuato frettolosamente da parte degli installatori e a volte lasciando piccoli difetti; per varie motivazioni non vi era disponibilità nei confronti di clienti insoddisfatti a trovare soluzioni; infine lo stile di comunicazione con il cliente era spesso non adeguato e non veniva effettuato alcun intervento per limitare gli effetti delle recensioni negative, ecc.

Abbiamo programmato un intervento è della durata di tre mesi con l’obiettivo di valutare le potenzialità del marketing digitale e dotare l’azienda di strumenti di gestione e formare il personale dedicato.

Operativamente si è partiti con l’attivazione di una collaborazione professionale con un esperto di marketing digitale per le campagne di comunicazione social (Facebook e Instagram). Successivamente abbiamo ideato e realizzato un sistema informatico di gestione dei “lead” generati dalle campagne di comunicazione. Il personale aziendale ha utilizzato tale sistema per la gestione del marketing: dal primo contatto con un potenziale cliente alla predisposizione del preventivo di vendita.

I risultati ottenuti con il temporary management

A conclusione dell’intervento, assieme al management aziendale sono stati esaminati i risultati dell’intervento di temporary management, che sono stati considerati molto positivi.

Le campagne promozionali hanno prodotto risultati oltre le aspettative iniziali: l’azienda ha registrato più di 100 contatti da parte di soggetti interessati e ha predisposto un preventivo di vendita per una quarantina di questi. Realisticamente si dovrebbero convertire in vendite una quindicina dei preventivi predisposti.

Tenuto conto che i costi vivi per l’azienda sono stati circa 1.500 euro, al netto del costo del temporary manager sostenuto da Fit4heFuture, il costo medio di ogni potenziale cliente acquisito è stato circa 15 euro, quindi decisamente conveniente…

L’altro importante problema aziendale era relativo alla gestione dei collaudi delle forniture e alla gestione della soddisfazione dei clienti nel post-vendita. Abbiamo affrontato il problema dedicando una risorsa umana a queste attività. I risultati di tali cambiamenti si apprezzeranno via via che le commesse si concluderanno e si realizzeranno i collaudi.

Grazie all’esperienza Fit4theFuture la società proseguirà su due direttrici nuove: cura del cliente e informatizzazione graduale dei processi aziendali. L’imprenditore ha ritrovato speranza per la sua azienda ed è fortemente motivato a potenziare le competenze aziendali per adeguarsi ai cambiamenti del mercato.

L’intervento di temporary management proseguirà per strutturare la funzione marketing digitale. In particolare si punterà a potenziare l’assistenza ai clienti nel post-vendita, nonché a implementare un sistema informatico che funga da infrastruttura per tutte le attività di promozione e gestione dei contatti commerciali.


Autore:

Laureato in Economia e Commercio, dirigente d’azienda e imprenditore.
Ex dirigente dell’agenzia di sviluppo BIC Sardegna, attualmente temporary manager di ARAS Sardegna, che con 246 dipendenti fornisce servizi di assistenza tecnica agli allevatori per la Regione Sardegna.
Consulente di direzione aziendale nel business planning, strategia, marketing e finanza.
Promotore dela Biancospino S.r.l, azienda agricola che produce e commercializza alimenti biologici (miele e
formaggi).
Ex componente del Consiglio direttivo di Federmanager Sardegna, di EURADA e del Comitato regionale
della Federazione Italiana Nuoto.
Vicepresidente della Rari Nantes Cagliari, atleta master di nuoto in acque libere ed ex atleta agonista nella
pallanuoto.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

CDigital is on:
LinkedIn
Facebook
Twitter