Scritto da: Helga Fazion Temporary Manager – CDI Manager

Lo scenario COVID 19

Il 2020 sarà ricordato negli annuari come l’anno in cui una crisi economica è esplosa non a causa di fattori umani, ma da eventi sanitari imprevedibili e difficili da governare.

Ciclicamente ci si è abituati ad avvenimenti che hanno impattato pesantemente sull’economia mondiale – guerre, crisi finanziarie, attentati – ma che comunque non hanno mai coinvolto così pesantemente le nazioni che reggono l’economia mondiale.

Tutti i paesi industrializzati e detentori delle ricchezze a livello globale hanno subito un attacco imprevedibile, ingovernabile e, diciamoci la verità, mai considerato negli schemi statistici di studiosi e luminari.

L’emergenza COVID non ha solo toccato una categoria sociale o una dimensione d’impresa, ma tutti a 360 gradi, impattando in settori che anche in passato, pur subendo cali e riduzioni, non avevano mai dovuto effettivamente chiudere i battenti. E’ pur vero che quando si parla di economia, c’è una convinzione darwiniana di selezione naturale, dove imprese nascono e muoiono continuamente, accentuata in concomitanza delle crisi, ma mai a questo livello.

L’impatto sulle piccole e medie imprese

L’Imprenditore, durante il lockdown, si è concentrato sulla liquidità.

Nella riapertura, l’attenzione si è spostata sulla “sicurezza”.

Non molti si sono posti il problema di studiare l’impatto del COVID sotto il profilo strategico ed organizzativo dei processi aziendali.

Ogni azienda, piccola o grande che sia, produttiva, commerciale o di servizi, per stare in piedi ed evitare un fallimento – magari non immediato, ma futuro – dovrà vendere, produrre, fatturare, incassare certamente in sicurezza, ma dovrà anche studiare e programmare flussi finanziari in grado di restituire la liquidità che in questi mesi è stata messa a disposizione dalle diverse misure governative.

Vendere in modo diverso, creare nuovi prodotti e sviluppare tipologie di servizi in funzione delle modifiche delle esigenze dei Clienti e dei Consumatori, fatturare ed incassare sfruttando le nuove tecnologie, creare rapporti sinergici e di partnership mai considerati prima con Clienti e Fornitori, sono temi che mai come ora sono alla base della “sopravvivenza”.

Ecco che profili professionali di alto livello come Crisis Manager, Innovation Manager, Manager di Rete, Strategic Manager possono essere le figure chiave in grado di supportare le aziende, con un impegno temporaneo e focalizzato, ma soprattutto in grado di agire in modo rapido, veloce e concreto.

Un salto di paradigma: “non è più pesce grande che mangia pesce piccolo, ma pesce veloce che mangia pesce lento!

Il “COVID” ha creato una perturbazione nei mercati, a causa della quale molte PMI hanno subito una “regressione a start up”: è come se si dovesse ripartire da capo, ma in tempi rapidissimi, se non si vuole bruciare quanto costruito e consolidato in passato.

Il Temporary Manager non è solo portatore di esperienze ad alto livello, ma è un acceleratore, un coordinatore, un realizzatore, un professionista che mette a disposizione conoscenze multidisciplinari in grado di far uscire l’azienda dalla situazione di impasse.

Spesso e volentieri le piccole e medie imprese non valutano la possibilità di introdurre all’interno della propria organizzazione figure manageriali non ritenendole in grado di “adattarsi” o di “capire” le dinamiche organizzative di un’azienda fortemente imprenditoriale, talvolta a condizione familiare e di piccole dimensioni.

In realtà, al di là delle competenze tecniche e specifiche di settore o di processo, il Temporary Manager possiede delle skills trasversali che gli consentono di intervenire nei processi aziendali, modellando comportamenti ed affinando un approccio nel rispetto delle esigenze condivise con l’Imprenditore.

L’uso di un Manager a progetto o a contratto, part-time o meno, come professionista o in qualità di dipendente, consente di realizzare velocemente progetti, attraverso metodologie che vedono un passaggio celere dalla fase di test a quella di messa in produzione.

Grazie allo “studio preliminare” o all’ “assessment”, Imprenditore e Manager, definiscono le regole d’ingaggio e le modalità di comunicazione e condivisione del progetto nel contesto organizzativo.

Si instaura una vera e propria “partnership” che, oltre a definire gli obiettivi finali – concreti e misurabili – , permette di mettere a fuoco il perché, il come, il quando ed il quantum. Evidenziando in via preventiva i compiti che faranno capo al Manager, le attività, gli investimenti o i meri supporti che l’Imprenditore direttamente o grazie all’organizzazione, dovrà mettere a disposizione, per ottenere risultati e performance garantite.

Tale “partnership” non vale solo vale tra le Parti ma, grazie ad un sistema di comunicazione condivisa e necessaria, viene trasmessa a tutta l’organizzazione, che altrimenti vedrebbe il Manager con sospetto e come un elemento di perturbazione dello status quo.

Il Temporary Manager è una figura a supporto dell’Imprenditore e dell’organizzazione, un “trainer on the job” che fa crescere professionalmente le persone, che le coordina e le monitora nelle attività, e che le porta, inconsapevolmente, a dare il meglio di sé, migliorandone il lavoro e la soddisfazione.

Solo così l’intervento darà i risultati attesi, il miglioramento nelle performance e quindi una garanzia nel tempo delle best practice acquisite.

Operativamente parlando, il Temporary Manager, lavora per progetto, sia esso sperimentale, implementativo o di sviluppo, con e a supporto dell’organizzazione. Gli obiettivi ed i percorsi sono ben definiti e devono portare sistematicamente i risultati attesi, dove il successo dell’intervento  nasce anche dalla soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti nel processo di realizzazione.

Il mondo dell’imprenditoria nelle piccole e medie imprese, può beneficiare della cosiddetta “managerializzazione” grazie ad una figura che viene introdotta in azienda, senza particolari vincoli – se non di approccio e di risultato , e che, al di là degli inglesismi e degli standard internazionali con i quali vengono definite le alte professioni, è portatrice di competenze efficaci, che attivano sviluppo, crescita e miglioramento in termini di efficienza e produttività.

Oggi, c’è una grande preoccupazione riguardo le piccole e medie imprese.

Il vero tessuto portante della nostra economia, però, ha a disposizione una grande opportunità: “sfruttare” un Temporary Manager come vero e proprio strumento strategico.


Autrice:

Helga Fazion opera come Temporary Manager nell’ambito del Progetto Fit4The Future di CDiManager. Attualmente si occupa di Trasformazione Digitale con il ruolo di Strategic Manager presso la società Athesis srl


Approfondiremo queste tematiche durante il webinar che terremo il 9 giugno 2020 in diretta Facebook. Seguici dalla pagina Camera di Commercio di Massa Carrara

Locandina “Webinar di approfondimento”
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Oggi si inaugura ufficialmente l’apertura del Blog di CDIManager

Quali sono le figure professionali necessarie alla tua azienda per affacciarsi sui mercati esteri?

Una su tutte, l’Export manager, aiuta l’azienda a porre le basi di una solida strategia internazionale. Un  ruolo cruciale per l’esportazione, a prescindere dalle dimensioni della società.

Il compito delicato di un professionista preparato e fondamentale come l’Export manager è curare gli interessi dell’azienda prima e dopo il grande passo all’estero

Look before you leap come recita il modo di dire anglofono. Prima di spiccare un balzo è opportuno considerare tutte le possibili conseguenze, le variabili in atto e la giusta direzione in cui muoversi per atterrare al meglio.”

dal sito di SACE SIMESTSocietà del Gruppo Cassa depositi e prestiti, specializzata nel sostegno alle imprese italiane, in particolare le PMI, che vogliono crescere nel mercato globale.



Come certamente sapete, Federmanager ha sviluppato e aggiornato, nel corso degli anni, il suo Servizio di Certificazione delle competenze manageriali.

L’Export Manager e il Manager per l’Internazionalizzazione sono due dei profili manageriali individuati fin dall’inizio, in quanto la Federazione era ben conscia dell’importanza per il Paese, di supportare al meglio le PMI nel loro percorso di globalizzazione.

Perché due figure? Vediamo di  comprenderne le differenze

l’Export Manager è il professionista che ha la responsabilità di sviluppare il mercato estero dell’organizzazione.

Suo compito principale è quello di individuare, in base alle direttive della politica di export fissate dalla direzione aziendale, nuovi mercati esteri e di elaborare le strategie più efficaci per l’avvio delle attività di vendita e per il loro consolidamento.

Definisce quindi le linee d’azione identifica e seleziona le principali opportunità di business, programma e coordina il piano di promozione sul mercato internazionale dei prodotti/servizi dell’organizzazione.

Il  Manager per l’Internazionalizzazione ha il compito  di portare l’organizzazione ad operare in campo internazionale, identificando non solo partnership commerciali, ma anche di sviluppo e produttive, tramite accordi e, ove strategico, attraverso acquisizioni di aziende estere.

Entrambe queste figure professionali devono avere maturato una esperienza ed una formazione internazionale, che le portino a possedere capacità relazionali e linguistiche di spicco. Devono infatti avere conoscenze approfondite, della cultura dei Paesi in cui vanno ad operare e devono essere in grado di comunicare professionalmente in diverse lingue.

Devono inoltre avere una sostanziale esperienza di operazioni in contesti internazionali nuovi e non ancora strutturati e l’attitudine a lavorare per progetti.

Oltre alla conoscenza delle strategie di marketing, delle tecniche di transazione e di negoziazione, delle formule assicurative, delle procedure bancarie e contrattualistiche, devono possedere una elevata padronanza della legislazione e delle norme che regolamentano sia l’esportazione la creazione di attività all’estero.

Nell’ambito del Modello di Certificazione, che vede nella Norma UNI 11369 la base concettuale e nella società RINA l’ente certificatore, Federmanager ha identificato alcune competenze professionali e le ha declinate.

Le competenze essenziali sono rappresentate dalla competenza di analisi e ridefinizione della relazione del sistema organizzativo con l’ambiente esterno di riferimento (missionvision, strategia).

Si definiscono competenze qualificanti quelle inerenti all’agire in situazioni di complessità ed ambiguità; la competenza di negoziazione ed argomentazione; quelle relative al senso economico, alla valorizzazione e all’ottimizzazione delle risorse a disposizione (umane, economiche, tecniche, di tempo, ecc.).

Infine, dato il particolare ruolo che questi Manager svolgono nell’impresa che si rivolge al mercato estero e alla internazionalizzazione, sono state individuate delle competenze specialistiche: di Marketing Operativo e Vendite, per l’Export Manager e di Marketing Strategico; Legislazione e regolamentazione delle attività internazionali,  per il Manager per l’internazionalizzazione, che devono essere possedute dai candidati.

Ma oltre allo strumento della Certificazione, Federmanager ha predisposto tramite le sue società di scopo, Federmanager Academy e CDi Manager, rispettivamente percorsi formativi e un canale di raccordo con il mercato delle PMI, che sostanziano l’impegno della Federazione nelle Politiche Attive per il Lavoro a supporto dei propri iscritti.

Autore:

Ettore Cambise

Ettore Cambise – Presidente di CDI Manager srl

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Caro Lettore,

la redazione di CDigital ti dà il benvenuto in questo nuovo spazio dedicato all’aggiornamento professionale e all’arricchimento della cultura manageriale. Il nostro augurio è che i nostri articoli possano contribuire a dare concretezza alle nuove idee e ai futuri progetti di sviluppo della Tua azienda in vista delle sfide che saremo chiamati ad affrontare nel prossimo futuro.

In questo momento così difficile per la nostra salute e per l’intera economia nazionale, non c’è tempo e nemmeno le risorse per ideare strategie di alto profilo. È molto più utile impegnarsi a cercare soluzioni concrete in grado di fornire tempestivamente risposte efficaci e dirette alle esigenze e alle emergenze indotte dal contesto attuale. Da un lato preservare la salute e la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori. Dall’altro lato continuare a vivere, lavorare, creare valore, produrre ricchezza, pur con nuovi strumenti e nuovi modelli organizzativi.

Il “distanziamento sociale” ha dato origine un costo umano e sociale particolarmente gravoso e difficile da sopportare. Fortunatamente, anche grazie alle nuove tecnologie, in particolare a quelle digitali, è stato possibile affrontare gran parte di questi ostacoli o limitarne le conseguenze negative sulle nostre attività e sulle nostre relazioni.

Tuttavia il Digitale di per sè non è garanzia di risultato, perché deve essere associato ad un modo di operare pianificato e condiviso in grado di moltiplicarne il valore.

Per questo motivo crediamo fermamente nella buona gestione pianificata e nel management della trasformazione digitale, a partire dal nome stesso del nostro stesso Blog, CDigital, che unisce in sè le due anime del management e del digitale

CDi Manager è la società che, attraverso il servizio di Temporary Management, sostiene e potenzia la progettualità dell’imprenditore con la giusta dose di tempo necessaria a implementare efficacemente il cambiamento.

CDigital è anche il nome della community di CDi manager, composta da professionisti specializzati nell’utilizzo del Digitale impegnati nella ricerca di nuove soluzioni organizzative da condividere con i nostri lettori.

Buona lettura!