Temporary manager: cosa fa
Scritto da: redazione CDigital

Fit4The future: progetti con i Temporary Manager

Il 26 febbraio 2021 abbiamo concluso con un evento finale il Programma Fit4The future, finanziato da 4.Manager in collaborazione con CDi Manager, società di temporary manager. Sei imprenditori veneti, coinvolti nel Programma, hanno portato la loro testimonianza riguardante lo specifico progetto di cambiamento svolto in azienda grazie all’intervento di un Temporary manager. A ciascun imprenditore è stato chiesto di descrivere in pochi minuti la propria realtà aziendale, i vantaggi ottenuti e per quali cambiamenti suggerirebbe anche ad altri imprenditori di avvalersi di un temporary manager.

Il ruolo di un Temporary Manager in azienda

Il Temporary Manager è una soluzione ottimale per situazioni transitorie che può vivere l’azienda, perché opera sempre in un periodo limitato di tempo, con un inizio e una fine,  concordando obiettivi specifici da raggiungere. Questa formula risulta attrattiva per l’imprenditore perché unisce i pregi dei tempi definiti della consulenza e le competenze operative del manager classico. Inoltre permette di contenere l’effort, che costituisce una questione non marginale in un periodo difficile come il nostro, che sta subendo  la crisi pandemica provocata dal Covid-19. Un Temporary Manager può agire in situazioni anche molto diverse, quali ad esempio:

  • sviluppo di nuovi prodotti o servizi
  • generazione di nuovi modelli di business
  • progetti di trasformazione digitale o legati alla sostenibilità
  • acquisizione di nuovi clienti
  • aumento delle quote di mercato o ingresso in nuovi mercati
  • internazionalizzazione
  • gestione della crescita con piani di ristrutturazione
  • gestione finanziaria e situazioni di crisi
  • passaggio generazionale
  • nuove acquisizioni

Quando le imprese affrontano un momento critico, negativo (tagli, riassestamento economico e finanziario) o positivo (crescita, sviluppo di nuovi business), possono avere bisogno di persone in grado di intervenire operativamente per attuare il piano di miglioramento aziendale: persone che siano pronte e preparate a prendere in mano la situazione e aumentare le performance aziendali.

Per dare concretezza agli argomenti esposti, riportiamo due interviste fatte ai rappresentanti delle società coinvolte, che spiegano qual è stato l’impatto del temporary manager e che cosa ha lasciato nella loro organizzazione.

Intervista ad Anna DAREGGI – Sales Manager di Athesis srl

Descriva la sua azienda

La nostra azienda, Athesis, ha iniziato la propria storia all’inizio degli anni settanta, come maglificio che produceva per la Grande Distribuzione europea, arrivando ad essere una SpA e a produrre 2 milioni di capi l’anno. Era quindi un mercato in espansione, che ha portato ad una crescita consistente. Ovviamente questo mercato nel corso degli anni, si è modificato. La Grande Distribuzione si è rivolta ai mercati dell’Est a bassissimo costo: la nostra realtà ha dovuto quindi trovare altre strategie per restare sul mercato.

Abbiamo quindi dato vita ad un ridimensionamento dell’azienda, ma non solo: nello stesso periodo abbiamo avviato nuovi progetti che ci consentissero di trovare il nostro spazio all’interno del mercato, dando vita ad una ricerca tecnica approfondita sulle fibre tessili. Siamo così riusciti a coniugare tecnicità, sport e moda e ad entrare sul mercato con marchi nostri con l’obiettivo di restare competitivi in maniera del tutto autonoma e slegata dall’esigenza di dover produrre per altre realtà.

Un Temporary Manager porta nuove competenze e una visione esterna spesso molto utile. La sua squadra ha colto questa opportunità per crescere?

Assolutamente sì. La squadra che ha collaborato con il Temporary Manager, ha acquisito e approfondito nuove competenze. Un Temporary Manager porta con sé un bagaglio, che è il frutto di un percorso molto strutturato e molto approfondito. Dà una visione nuova, molto spesso diversa da quella che un team è abituato ad avere. Porta anche delle novità, proprio nel modo di eseguire determinati processi anche a livello aziendale. Quindi sicuramente il poter collaborare con un professionista, che ha un altro punto di vista e ha affinato determinate procedure, è di stimolo per tutto il team che ha l’opportunità di collaborare con lui.

Premesso che è stato un anno difficile, quali miglioramenti l’azienda ha innescato grazie al supporto di un Temporary Manager?

Premetto che, nel momento in cui abbiamo deciso di avvalerci di un professionista per determinate idee che si erano concretizzate in azienda, eravamo in una fase pre-pandemica e stavamo attraversando un momento di espansione. Si era quindi manifestata la necessità di sviluppare in maniera positiva la struttura per affrontare la crescita.

Il Temporary Manager, nonostante la pandemia che ha fermato l’economia a livello globale, ci ha permesso di portare a termine la reintroduzione di un reparto produttivo, che era stato esternalizzato nella fase di ridimensionamento dell’azienda.  Il suo intervento ci ha permesso di fare uno studio ed un piano molto puntuale di fattibilità e di analizzare nel dettaglio l’operazione stabilita consentendoci di portarla a termine nel miglior modo possibile.

Purtroppo non era prevedibile quanto sarebbe accaduto successivamente, ma avere riportato il reparto all’interno ha dato all’azienda l’opportunità di affrontare in maniera più flessibile il problema del lock down e di organizzarsi in maniera molto autonoma e funzionale, anche rispetto a quanto stava accadendo a livello di mercato globale.

 

Per quali cambiamenti o obiettivi suggerirebbe a un collega imprenditore di avvalersi di un Temporary Manager?

Un Temporary Manager può portare in azienda la propria professionalità a 360 gradi. Gli obiettivi sono sicuramente i più eterogenei. Si può trattare di gestire un’espansione, un nuovo business che si avvia o un aumento delle vendite. Oppure, al contrario, si può avere la necessità di gestire una riduzione delle vendite, un riassestamento economico o una riduzione di personale.

E’ comunque una figura che ha l’obiettivo di portare a termine in breve tempo determinati processi, lavora con l’azienda per riuscire in questo. Questa figura ha un grosso vantaggio, ovvero quello di analizzare il contesto aziendale dall’interno. Non si tratta di un consulente, che propone in maniera standard determinate procedure ma le analizza assieme all’azienda, le concorda con il team e lo può aiutare in questo processo. Quindi gli obiettivi sono i più disparati ed è in ogni caso una opportunità da cogliere.

Intervista a Maikol MICHELETTI – Direttore Tecnico di MA.RI.VE srl

Descriva la sua azienda

La Ma.Ri.Ve. Ascensori nasce nel 1963. E’ stata fondata da mio padre, che non è più in azienda da parecchi anni. La gestione dell’attività ora è stata portata avanti dai figli. La Ma.Ri.Ve. Ascensori è una azienda che fin dal principio si è occupata di progettazione, produzione, installazione e manutenzione di qualsiasi tipo di impianto elevatore. Parliamo di ascensori e di tutti quei dispositivi, meccanismi e macchine, che aiutano le persone a superare le barriere architettoniche. Svolgiamo una attività che per noi è molto importante dal punto di vista sociale.

Negli ultimi anni l’azienda si è ingrandita e questo ha portato alla necessità di creare una azienda figlia dell’azienda madre, che si occupasse nello specifico di progettazione e produzione di ascensori. Nel maggio del 2019 è nata la Ma.Ri.Ve. Engineering, che sto portando avanti io. Le mie due sorelle invece si occupano più della parte relativa ai servizi in Ma.Ri.Ve., che si occupa dell’installazione, del post vendita, della gestione del cliente proprietario dell’impianto ed infine della manutenzione e di tutti i servizi connessi.

Un Temporary Manager porta nuove competenze e una visione esterna spesso molto utile. La sua squadra ha colto questa opportunità per crescere?

Decisamente si. Negli ultimi anni, la Ma.Ri.Ve. è sempre stata sulla linea di crescere, di continuare nella formazione, sia dei propri dipendenti, sia dei manager e degli amministratori che la conducono, Abbiamo cercato negli anni di affidarci a esperti nella gestione della parte organizzativa dell’azienda.

In quest’ottica, il Temporary Manager è stata una figura nuova, che ha introdotto concetti nuovi, rispetto anche ad esempio ai consulenti canonici. Ci si è improntati molto di più sullo sviluppo dei singoli progetti, con un inizio e una fine, un punto di partenza e un punto di arrivo, con le conseguenti migliorie apportate dall’approccio che ha dato il Temporary Manager.

In particolare la figura del Temporary Manager ha portato in azienda sicuramente un’ottica di sviluppo aziendale e di crescita costante, sia in termini di fatturato, che di quote di mercato. Infatti l’obiettivo principale che il Temporary Manager ha fatto emergere anche in noi che amministriamo all’azienda, è quello che un’azienda è importante che cresca, perché se non lo fa la tua azienda, comunque le quote di mercato saranno occupate dai concorrenti. [Questo è determinante] per rimanere ancorati al territorio e al mercato.

Premesso che è stato un anno difficile, quali miglioramenti l’azienda ha innescato grazie al supporto di un Temporary Manager?

Il Temporary Manager sicuramente ha affrontato uno dei punti salienti e dei tasti dolenti della nostra azienda, che da sempre sono i processi di digitalizzazione. Grazie al Temporary Manager siamo riusciti a focalizzare la situazione e a capire l’importanza di rimanere al passo con i tempi digitalizzando e informatizzando l’azienda.

E’ riuscito a focalizzare molto bene e a sintetizzare i progetti di crescita di cui la nostra azienda aveva bisogno. Ha definito una tempistica per la realizzazione di questi progetti, che ha stabilito sulla base di una priorità di intervento. Nel nostro caso, un po’ si sapeva essere quella della informatizzazione e della digitalizzazione.

Per quali cambiamenti o obiettivi suggerirebbe a un collega imprenditore di avvalersi di un Temporary Manager?

Un Temporary Manager, [grazie] alla sua visione globale dettata dall’esperienza, è sicuramente un valido ausilio per affrontare le varie tematiche dolenti delle aziende. Si può [collaborare] a livello di processi organizzativi, produttivi, o a livello di post vendita e manutenzione, o di riorganizzazione delle funzioni interne, oppure di sviluppo di progetti commerciali. Non è tanto importante il settore, ma dare una priorità a quelle che sono le esigenze dell’azienda. Sicuramente il Temporary Manager permette a tutti di focalizzare meglio quelli che sono le priorità della tua azienda

Temporary Manager: le conclusioni sul suo ruolo ed efficacia 

Dalle interviste si può trarre una conclusione importante. Emerge chiaramente come il Temporary Manager si è evoluto in un profilo autonomo e distinto. Il suo ruolo non può si ridurre quindi alla semplice idea di una ibridazione tra il consulente e il manager a tempo indeterminato. La ricerca del Temporary Manager avviene per situazioni che sono spesso caratterizzate da due aspetti. In primo luogo la necessità di gestire di una fase di cambiamento organizzativo;  in secondo luogo l’attesa che durino il più breve tempo possibile.

Questa figura può certamente ancora agire nei processi in modo verticale, come avviene tradizionalmente (ad esempio come un Temporary Export Manager o un Temporary Sustainability Manager), ma la sua azione diventa efficace nella misura in cui si allarga a piani diversi. A differenza della consulenza, per agire in modo rapido e con effetti durevoli (vedi articolo di Gianluca Santoni), il Temporary Manager lavora con e sull’organizzazione, soprattutto per accrescere le competenze manageriali esistenti, offrire nuovi punti di vista, innestare una nuova mentalità orientata alla pianificazione e alla crescita.


Autore:

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri, responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital. E’ esperto nell’Area Business Modeling. Opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

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temporary management sostenibilita
Autore: scritto da Valeriano Sandrucci e ispirato all’articolo pubblicato su Jaewa.it


Il software può favorire la sostenibilità? Ecco alcune possibili applicazioni. L’articolo presenta uno scenario futuro in cui sia i produttori di energia rinnovabile che gli utilizzatori sono entrambi attori protagonisti. Il contributo del temporary manager può costituire un’accelerazione verso il cambiamento


Sostenibilità e impegno ecologico

E’ ormai noto che Apple sta aumentando il suo impegno ecologico, stringendo accordi con i suoi fornitori in Europa, affinché le forniscano esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili.

Ok, la notizia di per sé non ci lancia in un mondo nuovo: conosciamo tutti l’impegno di numerose compagnie per un mondo più sostenibile (una nota positiva, che non ne esclude altre negative, ovviamente, ma non è questo l’argomento).

Software e sostenibilità, motore del cambiamento

Dal punto di vista sia tecnologico che imprenditoriale è interessante provare a proiettare questa situazione nel futuro. E’ un fatto assodato che il clima sta cambiando. Ed è un fatto che l’impegno verso fonti rinnovabili aumenterà (e forse verrà anche incentivato con più forza dai governi). E’ evidente quindi che esiste un mercato, ancora non completamente esploso, che ruota attorno alla produzione e l’utilizzo di soluzioni ecologiche.

Questo vuol dire che in futuro potrebbe nascere ed espandersi una nicchia, oggi quasi inesistente nel mercato, di soluzioni informatiche dedicate alla gestione e al monitoraggio dell’ambiente. E non solo richieste dalle multinazionali ma anche dal cittadino comune e dalle piccole e medie imprese (Pmi).

Da una parte, infatti, la produzione di energie rinnovabili rimarrà sempre appannaggio di grandi compagnie e fondi di investimento per realizzare e mantenere operativi i costosi impianti necessari. Dall’altra, l’utilizzo e la gestione dell’energia rinnovabile sarà probabilmente sempre più nelle mani dei cittadini e delle imprese, proprio perché sono sempre più consapevoli del proprio contributo. Questo richiederà strumenti, soprattutto informatici, per verificare il reale impatto delle rinnovabili nel proprio contesto operativo. Essi diventeranno centrali anche per rafforzare e incentivare i comportamenti virtuosi e le politiche di comunicazione coerenti con i principi della sostenibilità.

Accelerare il cambiamento: il ruolo del temporary manager

Quale sarà lo scenario della “nuova normalità”? Quale ruolo giocherà la sostenibilità? Queste sono le domande al centro dell’attuale dibattito sull’evoluzione della “green economy”. Scegliere di non essere presenti, potrebbe determinare la perdita di una posizione non più recuperabile.

Per diventare applicazione e vantaggio tangibile, lo sviluppo tecnologico – aggiungiamo alle riflessioni dell’Ing. Sandrucci, autore dell’articolo – deve essere guidato da una visione chiara di dove si vuole andare. Spesso a fare la differenza nel successo del cambiamento aziendale è la capacità manageriale. Visione e flessibilità operativa con approccio cosiddetto agile, sono infatti le basi di operatività di un temporary manager.

Questi temi sono stati trattati recentemente nell’evento che ha concluso il Progetto Fit4The Future, dando ampio spazio ai nuovi temi dell’innovazione agile e della sostenibilità.


Autore:

Valeriano Sandrucci

Valeriano Sandrucci è socio fondatore e amministratore di Jaewa srl, società di Jaewa s.r.l, attiva nella progettazione e Sviluppo di applicazioni software. Presso l’Università di Firenze si è specializzato come ricercatore dello studio di Ontologie, Architetture SW evolute, Cooperazione applicativa.

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Temporary Manager
Autore: Gianpiero Negri – CDi Manager Project Leader Fit4TheFuture Verona

Il prossimo 26 febbraio alle ore 18.00 si terrà l’evento finale di presentazione dei risultati e delle esperienze maturate nel corso del Progetto Fit4TheFuture Verona. I protagonisti delle iniziative condotte in azienda porteranno la loro testimonianza in qualità di Temporary innovation Manager impegnati nell’avviare il cambiamento in azienda,  favorire lo sviluppo delle competenze interne, conseguire rapidamente risultati tangibili.

Per presenziare all’evento è sufficiente mandare una richiesta a federmanager@federmanagervr.it entro il 25 febbraio

L’innovazione digitale sostenibile

Fit4TheFuture Verona, finanziato da 4.Manager (Ente bilaterale Confindustria/Federmanager) e organizzato in collaborazione con CDi Manager, ha permesso a un campione di PMI del territorio veronese di ricevere un sostegno concreto per la comprensione del proprio modello ideale di crescita, razionalizzazione e innovazione, con particolare attenzione al percorso verso la digitalizzazione. Tutto questo è stato possibile grazie a sei Temporary Innovation Manager di elevata seniority e certificati, che, coniugando competenza, conoscenza dei processi e concretezza, dopo aver effettuato  l’assessment dell’azienda, hanno realizzato il primo e più prioritario progetto della Roadmap di innovazione concordata.

Il Programma dell’evento

Dopo i saluti istituzionali di Monica Bertoldi – Presidente di Federmanager Verona, di Matteo Albrigi  –  Presidente Piccola Industria – Confindustria Verona e di Ettore Cambise –  Presidente di CDi Manager, interverranno le aziende e i manager coinvolti nel progetto Fit4TheFuture:

  • Athesis (moda) – Helga Fazion
  • FBE Woodliving (case in legno) – Giorgio Bignotti
  • Hangar (illuminazione) – Vincenzo Reggioni
  • Infogestweb (informatica) – Paolo Mai
  • MA.RI.VE. (ascensori) – Marino Mancini
  • Plumake (automazione industriale) – Lorenzo de la Feld

Infine concluderà i lavori Giangaetano Bissaro –  Federmanager – Coordinatore del Progetto Fit4TheFuture Verona

L’esposizione dell’esperienza da parte dei protagonisti costituisce il momento centrale dell’iniziativa: le imprese ed i manager, che hanno realizzato i progetti aziendali, illustreranno l’attività svolta e i risultati raggiunti. In particolare, verrà condiviso nei dettagli il modo in cui sono stati applicati metodi e pratiche specifici, riconducibili all’approccio cosiddetto “agile”.

La centralità delle competenze e del metodo per attuare il cambiamento

Il cambiamento rapido del contesto economico, le mutevoli esigenze del mercato e l’avanzamento delle tecnologie rendono necessario il continuo adeguamento del modo di fare innovazione e, di conseguenza, delle competenze per concretizzarla. In contesti incerti e complessi, l’insieme delle metodologie agili costituiscono attualmente la migliore soluzione in tema di gestione dell’innovazione e del cambiamento: il loro utilizzo consente infatti di aggiornare i processi ed i prodotti in modo flessibile, evitando il consumo eccessivo di tempo e di risorse. In molte situazioni, infatti, l’approccio tradizionale waterfall risulta inadeguato e non permette di fronteggiare le sfide del contesto attuale.

La consapevolezza della necessità del cambiamento è chiara nelle piccole e medie imprese, caratterizzate da una forte impronta imprenditoriale. Tale caratteristica, essenziale nel costituire le imprese e farle crescere nelle loro fasi iniziali, può essere un limite nel momento in cui si intenda compiere un salto di qualità sia in termini dimensionali, con tutte le conseguenze organizzative derivanti, sia in termini di acquisizione di nuovi mercati, in particolare se esteri, sia per introdurre una innovazione che non sia solo di prodotto ma, soprattutto, di nuovi modelli di business.

E’ proprio in questi momenti che le competenze manageriali entrano in gioco come fattori determinanti per il successo dei progetti di sviluppo e innovazione.

Il ruolo del Temporary Innovation Manager per le PMI

La formula del manager temporaneo, già diffusa nel mondo anglosassone, si sta affermando anche in Italia. Il modello è gradito all’Imprenditore perché assicura Professionalità di alto livello e costi molto competitivi. Inoltre, risulta molto efficace perché (al contrario della consulenza e/o di altre modalità) vi è il diretto coinvolgimento della risorsa nella gestione operativa aziendale.

Il Temporary Innovation Manager guida con sicurezza il percorso di Innovazione e di Trasformazione Digitale, innescando così il cambiamento e la crescita rapida delle competenze già presenti in Azienda. Tutto ciò innovando processi, prodotti e modelli di business, in linea con la quarta rivoluzione industriale. Rappresenta quindi uno strumento manageriale flessibile ed efficace, per attuare cambiamenti mediante l’inserimento di Dirigenti a Contratto Temporaneo e/o di Alte Professionalità con deleghe, obiettivi e tempi predeterminati.

CDi Manager, specializzata nel Temporary Management e nella Ricerca e Selezione di figure direzionali. Si rivolge alle Aziende impegnate ad incrementare l’efficienza della propria organizzazione e pronte ad avviare processi di sviluppo e internazionalizzazione. Particolare attenzione è rivolta alle PMI e alla filiera dell’Innovazione.

Società di scopo di Federmanager, collabora con i principali Partner istituzionali fra cui Confindustria , Camere di Commercio, Confapi e varie Università.

Ha 24 basi operative in corrispondenza delle sedi territoriali Federmanager e gestisce il Data Base specifico di gran lunga più ampio e meglio segmentato d’Italia. Decine di migliaia di professionalità che hanno maturato significative competenze sul campo.


Autore:

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri, responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital. E’ esperto nell’Area Business Modeling, opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

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Autore: la redazione CDigital

Trasformazione digitale alla base della sostenibilità

La trasformazione digitale sostenibile è stato il tema al centro dell’incontro di sabato scorso, 30 gennaio, a Geco Expo, la fiera virtuale italiana sulla sostenibilità. Le aziende – dichiara Angelo Santi Spina, Managing Partner di Proserpina BS S.r.l. Società Benefit di consulenza, temporary management e formazione per la sostenibilità – oltre all’obiettivo primario del profitto, dovrebbero fare business rispettando l’inclusione sociale e l’ambiente. Tuttavia, oggi sono necessarie e urgenti soluzioni innovative adeguate al contesto di emergenza sociale ed economica causata dalla pandemia di Covid-19.

Lo smart working e il suo impatto sull’ambiente

Da qui nasce l’idea di Valeria Scargetta, fondatrice e CEO di Quigo, la prima piattaforma a supporto dello smart working, che prevede la prenotazione di spazi di lavoro per aziende, professionisti e startup.

Quello che il Covid-19 ha creato è un terzo spazio, ossia uno spazio liquido a cui tutti possiamo accedere e che offre vantaggi anche in termini di sostenibilità, dato che riduce lo spostamento delle persone per raggiungere luoghi di lavoro

Lo smart working – spiega Valeria Scargetta – è una vera e propria filosofia con un notevole impatto sulla cultura organizzativa di un’azienda, che coinvolge il digitale e l’ambiente. Il futuro – prosegue – sarà caratterizzato ancora da spazi di lavoro fisici, ma inevitabilmente accanto ad essi ci saranno i cosiddetti spazi liquidi.

Cambiamenti climatici e conseguenze sulle città

Collegato al tema della trasformazione digitale sostenibile vi è quello della città. L’ambiente urbano, infatti, è pesantemente influenzato dai cambiamenti climatici registrati negli ultimi decenni, come affermano Elena Francioni, Product Manager di e-GEOS e Thomas Blasi, di Ecoman. E-GEOS ha studiato i problemi delle isole di calore (causa di disagio e insonnia) e delle perdite idriche: attraverso i rilevamenti satellitari è possibile individuare le aree critiche e pianificare interventi mirati. Ecoman si occupa, invece, della riqualificazione delle aree dismesse della città. A GECO ha presentato esempi virtuosi e best practice di trasformazione del territorio.

Turismo sostenibile

La tavola rotonda si è conclusa con l’intervento di Gianfranco Masiero, Construction Project Accountant Services, di Belmond sul tema “turismo e sostenibilità”. Si deve cominciare a parlare – afferma – di “turismo sostenibile”.  Numerose soluzioni sono già state adottate: la riduzione del consumo di acqua negli hotel; il risparmio di energia elettrica attraverso il rilevamento automatico dell’occupazione delle camere; l’utilizzo di pannelli solari; la diffusione dei quotidiani in formato digitale e la distribuzione dei prodotti a chilometri zero. Ulteriori miglioramenti possono essere realizzati partendo ancora più a monte, ovvero impiegando materiali sostenibili per la costruzione degli hotel.

Trasformazione digitale e sostenibilità costituiscono le fondamenta della “nuova normalità”, una non può prescindere dall’altra

Sul rapporto tra sostenibilità e trasformazione digitale è molto interessante anche l’intervista di GECO Expo a Federico Palmieri, CEO e fondatore di BizPlace, che nel 2019 è entrato nella lista stilata da Forbes, dei 100 giovani italiani più influenti. “La tecnologia deep tech continua ad essere un importante trend, ma le startup che lavorano nell’ambito dell’ottimizzazione ambientale sono una grande scommessa per il futuro” dichiara, sostenendo come il progresso attuale si basa soprattutto sul miglioramento dell’ambiente in cui viviamo.

Autore:

La Redazione

Benedetta Balzi è nel team della redazione di CDigital e segue le tematiche legate alla Trasformazione Digitale e Sostenibilità.

Giada Vitelli, Media Specialist del Blog CDigital. Laureata in Economia e Commercio all’Università di Pisa, studentessa al Corso di Laurea Magistrale in Economia e Management marittimo e portuale all’Università di Genova.

Digital transformation
Autore: la redazione CDigital

Per chi opera nell’innovazione, è prassi quotidiana valutare la solidità di una idea di sviluppo, oppure agire a supporto di team aziendali di progetto. La “nuova normalità” è una consapevolezza diffusa e sta muovendo tutti verso l’adeguamento del proprio modo di operare e interagire con il mercato. Gli investimenti in Digital Trasformation sono in crescita (Fonte: IDC). Il senso di urgenza sta spingendo le aziende a spostare il business dove si trova oggi il cliente, ovvero nel canale digitale.

Il cliente guida il cambiamento in atto nel modo di erogare servizi, condividere informazioni, trasferire beni ed effettuare pagamenti.

Tuttavia è forse ancora troppo poco percepito il rischio di fallimento dei progetti di miglioramento/ innovazione e la necessità di rafforzare la capacità di gestione dell’innovazione (vedi figura “The top 20 reasons startups fail” nell’articolo dell’11 gennaio ). Non è raro infatti osservare come una buona idea non abbia conquistato il meritato successo, a causa di difetti di impostazione o di esecuzione non ottimale. A tale proposito intendiamo intervenire nel dibattito su come affrontare l’innovazione nell’organizzazione. Proponiamo una serie di azioni semplici, ma basilari, legate ai cardini del processo innovativo:

  • Analisi dei bisogni
  • Progettualità
  • Execution

Analisi dei bisogni: leggere, osservare, chiedere

Spesso un servizio nasce per servire un bisogno, ma non ci si accorge che i bisogni e le preferenze evolvono costantemente: occorre un adeguamento continuo dell’offerta. Per fare ciò, è utile leggere molto, osservare, partecipare, domandare e soprattutto evitare di sottoporre a giudizio dell’utente soluzioni preconfezionate. Infatti, si potrebbe cadere nell’equivoco di scambiare la richiesta di un parere per il miglioramento di una soluzione, con la manifestazione di un effettivo interesse alla sua adozione.

Come si vede, si tratta di semplici passaggi. Purtroppo a volte vengono saltati, perché ritenuti superflui, oppure troppo faticosi o inefficienti, perché tempi e risultati non sono perfettamente determinabili a priori.

Progettualità: coinvolgere, valutare, stare con i piedi per terra

Oggi i tempi sono maturi per impegnarsi nello sviluppo di nuove soluzioni e per lanciarsi in progetti innovativi!

Attenzione a non commettere l’errore di progettare da soli. Le metodologie recenti sono sempre più centrate sull’innovazione collaborativa, che coinvolge il destinatario finale a partire dalla elaborazione del prototipo iniziale (Proof of Concept).

Progetti non realizzabili per limiti tecnici, o strumenti tecnologici prescelti, non compatibili con i tempi, o non sostenibili economicamente, costituiscono un altro ostacolo da evitare.

Execution: procedere, verificare, decidere

L’ambizione di progetti grandiosi fa fallire i progetti. Servono piccoli passi nella giusta direzione ed è necessario essere pronti a cambiare rotta di fronte ai riscontri forniti dal mercato o dagli utilizzatori finali. Il piano di inserimento di una innovazione deve essere sviluppato considerando le caratteristiche specifiche dell’organizzazione e dei portatori di interesse. E’ importante assicurare che l’innovazione venga accettata ed effettivamente adottata e si diffonda con successo, producendo i benefici attesi.

Occorre smontare una convinzione diffusa, ma errata. L’aumento di competitività non è un risultato automatico direttamente collegato all’acquisto di tecnologie avanzate o alla stesura di piani che vivono solo sulla carta.

La scelta del temporary manager

È fondamentale aumentare la qualità delle competenze per aumentare la competitività. Uno strumento in più per accelerare il rafforzamento del know-how aziendale è certamente il servizio di temporary management. Nei nostri articoli precedenti mostriamo diversi esempi di intervento a supporto delle aziende. Siamo a fianco di chi ha un progetto di sviluppo, vuole realizzare un miglioramento di processo o accettare la sfida di una innovazione di prodotto.


 

Autore:

La Redazione

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri, responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, esperto nell’Area Business Modeling, opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

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Giada Vitelli, Media Specialist del Blog CDigital. Laureata in Economia e Commercio all’Università di Pisa, studentessa al Corso di Laurea Magistrale in Economia e Management marittimo e portuale all’Università di Genova.

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Scritto da: Cosimo Biliotti – Project manager in Open Seed e Ivano Greco cofondatore di Campus Innovazione

Secondo l’ultimo rapporto  del MISE al terzo trimestre 2020,  il panorama italiano delle startup innovative è costituito da  12.068 imprese, che impiegano complessivamente più di 68.000 persone. Si conferma dunque un trend in crescita, nonostante il periodo di grande difficoltà economica e sociale causata dalla pandemia da Covid-19.

Per quanto riguarda la distribuzione per settori di attività, il 73,6% delle startup innovative offre servizi alle imprese (suddivise tra produzione di software e consulenza informatica 35,9%; attività di R&S 13,7%; attività dei servizi d’informazione 9,1%), il 17,7% opera nel manifatturiero, mentre il 3,2% opera nell’ambito del commercio.

Startup innovative: distribuzione per settori di attività (Fonte MISE)

Investimento in equity nelle startup

Un ruolo determinante per l’avvio e il successo delle startup è quello dell’investitore. Oltre al capitale necessario per sostenere l’attività di impresa, l’investitore infatti può portare anche le competenze per gestire efficacemente la fase più critica, ovvero quella della validazione del modello di business.

E’ ormai noto dai numerosi studi e statistiche effettuati in passato, come la fase iniziale dell’impresa sia la più difficile da superare, in quanto vengono messe alla prova del mercato la capacità della proposta di valore e del team nel rispondere efficacemente ai bisogni del cliente.

L’attività di Open Seed

Tra i soggetti che operano nel settore vi è Open Seed, una holding di investimenti nata a Firenze nel 2016, per investire e affiancare l’avvio e lo sviluppo di startup e progetti innovativi in pre-seed, fondata da Francesco Maggio e Lorenzo Ferrara.

Oggi la società conta 30 soci “mentor”, e vanta 14 partecipazioni in startup, 1 exit (CleanBnB). Vanta diverse collaborazioni con l’ecosistema italiano, messe a punto attraverso le nuove piattaforme di crowdfunding, le comunità di investimento e altri business angels a livello nazionale. Da settembre 2018 Open Seed è iscritta al registro delle imprese come Startup Innovativa.

La compagine sociale Open Seed è composta da giovani professionisti, ricercatori e imprenditori che operano nel mondo dell’innovazione e della trasformazione digitale. Competenza, spirito imprenditoriale e professionalità sono gli elementi principali che permettono il buon funzionamento della società. 

Open Seed è nato al servizio esclusivo dei soci di BusinessAngels Network, ma oggi apre il capitale a tutti gli investitori interessati con la nuova selezione di progetti che si andrà ad aggiungere al ricco portafoglio di partecipate.

Nelle sue attività di scouting e sviluppo dei progetti Open Seed collabora con vari attori del settore: Iban – Italian Business Angels Network, Innovup, Murate Idea Park, Trentino Sviluppo, Wylab, Pariter Partners, Grownnectia, Lventure Group, Campus Innovazione, Seed Money e Sweat Equity.

Open Seed investe in una selezione dei migliori progetti e delle migliori start-up su tutto il territorio italiano. Il veicolo di investimento, costituito nella forma di SRL innovativa (Holding di Partecipazione), raccoglie capitale nel mercato e seleziona i progetti su cui investire affiancandoli con le proprie competenze e contatti per favorirne l’incubazione e il successo.

Per questo, lavora su più livelli:

  • Nella forma del solo investimento su start-up già attive e avviate ma con grande potenziale
  • Su progetti già avviati che intendono espandersi nel nostro territorio, ai quali mette a disposizione anche le proprie competenze e relazioni
  • Su start-up in fase zero, fornendo esperienze e conoscenze per favorire l’evoluzione del progetto o della sola idea in una realtà concreta, portandola fino alla costituzione e al primo round di investimento.

La nuova iniziativa di finanziamento per le startup

Con l’obiettivo di continuare a investire nei progetti imprenditoriali in grado di sfruttare al meglio le opportunità della trasformazione digitale, che sta rivoluzionando la nostra economia e la nostra società, Open Seed lancia una nuova iniziativa di finanziamento con una valutazione fino a 1 milione di Euro. E’ previsto un investimento in equity fino a 45.000 Euro di cui 15000 Euro saranno in servizi erogati dai partner di Open Seed. 

I destinatari sono le startup in possesso dei seguenti requisiti:

  • siano in fase di fase pre-seed
  • siano in possesso di un prototipo funzionante
  • abbiano già ricevuto le prime evidenze di interesse del mercato.

Le startup saranno seguite dai Mentor di Open Seed che potranno aderire a questa iniziativa partecipando al prossimo aumento di capitale.

Obiettivo del programma è finanziare startup che abbiamo

Questa iniziativa è realizzata in partnership con Campus Innovazione, piattaforma di open innovation che mette in rete professionisti e startup con l’obiettivo di creare valore per le aziende.

Il ruolo del mentor: una opportunità anche per il temporary manager

Questa iniziativa di finanziamento appare molto interessante anche per la Community di CDigital, dove esistono già diversi Temporary Manager, che si dedicano alla funzione di mentor e possono sviluppare nuove opportunità di collaborazione nel ruolo di mentor e/o di investitori.

Per informazioni inviate mail a projectmanager@openseed.it.

Le startup che soddisfano i requisiti richiesti possono aderire online compilando questo form: https://tinyurl.com/OS-pre-seed.


Autori:

Cosimo Biliotti è Project Manager in Open Seed, collaboratore freelance di Kinoa, Firenze Business Angels Network (BAN Firenze) e giornalista presso DEApress

Ivano Greco è co-fondatore di Campus Innovazione, financial advisor di Cupsolidale e membro del board di Bleb. Responsabile del gruppo di selezione delle startup di Firenze Business Angel Network (BAN)

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

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Piano transizione 4.0
Autore: la redazione CDigital

Uno dei pilastri su cui porrà le fondamenta il Recovery Fund italiano sarà il Piano Nazionale Transizione 4.0. Nella legge di Bilancio 2021 vengono messe, a disposizione delle imprese per innovarsi, risorse per un ammontare di circa 24 miliardi di Euro. Il Nuovo Piano Nazionale del MISE prevede interventi sulle agevolazioni relative ai beni materiali e immateriali, ricerca e sviluppo, innovazione, design, green e formazione 4.0.

Le novità principali del nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0

Il nuovo Piano Nazionale si pone due obiettivi fondamentali: stimolare gli investimenti privati e garantire stabilità e certezze alle imprese attraverso misure pluriennali.

In sintesi, ecco dunque le novità principali:

  • Potenziamento degli incentivi sugli investimenti 4.0 attraverso l’incremento dei tetti massimi agevolabili e delle aliquote del credito d’imposta
  • I nuovi crediti d’imposta sono previsti per 2 anni
  • La decorrenza della misura è anticipata al 16 novembre 2020
  • È riconosciuto infine un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali definiti entro il 31 dicembre 2022, a condizione che: (i) il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto un versamento pari al 20% del costo di acquisizione; (ii) la consegna dei beni avvenga nei 6 mesi successivi (quindi, entro giugno 2023).

Gli investimenti agevolabili e le percentuali di aiuto: i dettagli del piano

Riportiamo nel seguito il dettaglio delle principali novità contenute nella nota del MISE:

A. Investimenti in beni materiali e immateriali

B. Ricerca&Sviluppo, Innovazione, Design e Green

C. Credito Formazione 4.0

BENI MATERIALI E IMMATERIALI

A. Investimenti in Beni materiali e immateriali

Le novità riguardano due aspetti: (A.1) l’anticipazione e riduzione della compensazione del credito e (A.2) la maggiorazione dei tetti e delle aliquote per investimenti in beni materiali, immateriali, Industry4.0:

A.1 Anticipazione e riduzione della compensazione con maggiore vantaggio fiscale nell’anno

  • per gli investimenti in beni strumentali “ex super” e in beni immateriali non 4.0 effettuati nel 2021 da soggetti con ricavi o compensi minori di 5.000.000 euro, il credito d’imposta è fruibile in un anno;
  • è ammessa la compensazione immediata (dall’anno in corso) del credito relativo agli investimenti in beni strumentali;
  • per tutti i crediti d’imposta sui beni strumentali materiali, la fruizione dei crediti è ridotta a 3 anni in luogo dei 5 anni previsti a legislazione vigente.

A.2 Maggiorazione tetti e aliquote

Beni materiali e immateriali

  • incremento dal 6% al 10% per tutti del credito beni strumentali materiali (ex super) per il solo anno 2021;
  • incremento dal 6% al 15% per investimenti effettuati nel 2021 per implementazione del lavoro agile;
  • estensione del credito ai beni immateriali non 4.0 con il 10% per investimenti effettuati nel 2021 al 6% per investimenti effettuati nel 2022.

 Beni materiali “Industry 4.0”

  • per spese inferiori a 2,5 milioni di euro: nuova aliquota al 50% nel 2021 e 40% nel 2022;
  • per spese superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni: nuova aliquota al 30% nel 2021 e 20% nel 2022;
  • per spese superiori a 10 milioni di euro e fino a 20 milioni è stato introdotto un nuovo tetto: aliquota al 10% nel 2021 e nel 2022.

Beni immateriali “Industry 4.0”

  • incremento dal 15% al 20%
  • massimale da 700.000 euro a 1 milione di euro

R&S, GREEN, DESIGN

B. Ricerca & Sviluppo, innovazione, Green, Design

  • Ricerca&Sviluppo: incremento dal 12% al 20% e massimale da 3 milioni a 4 milioni di euro;
  • Innovazione tecnologica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Innovazione green e digitale: incremento dal 10% al 15% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Design e ideazione estetica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni.

Formazione 4.0

C. Credito Formazione 4.0

  • Estensione del credito d’imposta alle spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori;
  • E’ riconosciuto nell’ambito del biennio interessato dalle nuove misure (2021 e 2022)

Preparare l’organizzazione alla Transizione 4.0

Le nuove tecnologie digitali stanno trasformando rapidamente il mondo che conosciamo, decretando la fine di sistemi a cui eravamo abituati e aprendo la strada a nuovi modelli. Per giocare un ruolo da protagonisti e non da inseguitori della tecnologia, un passo cruciale sta nel modificare il nostro modo di operare e di pensare, sia a livello personale, ma soprattutto a livello di team: dobbiamo lavorare quindi per allineare tutta l’organizzazione alla volontà del cambiamento. Ecco perché, oltre alla introduzione di nuove tecnologie e modelli di business, è molto importante fare formazione e coinvolgere la funzione Risorse Umane nell’avviare iniziative volte ad aumentare il coinvolgimento e la partecipazione di tutti al cambiamento.

In tema di adeguamento al cambiamento e di flessibilità, le imprese italiane hanno sempre dimostrato grande capacità di adattamento alle mutate condizioni dell’ambiente economico e sociale. A fianco delle aziende italiane, CDigital opera con i propri Temporary Innovation Manager per sostenere e potenziare il processo di trasformazione digitale, attraverso interventi ben definiti nel tempo, specifici e mirati al raggiungimento di risultati concreti e tangibili.


Autore:

La Redazione

Gianpiero Negri

Gianpiero Negri è responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, è esperto nell’Area Business Modeling ed opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico.

Giada Vitelli, Media Specialist del Blog CDigital. Laureata in Economia e Commercio all’Università di Pisa, studentessa al Corso di Laurea Magistrale in Economia e Management marittimo e portuale all’Università di Genova.

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

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Scritto da: Gianpiero Negri – Responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital , esperto Area Business Modeling

Digital Automation Week (27nov- 4dic) è un evento organizzato da Siemens sul tema della Trasformazione Digitale in ambito Automation. L’iniziativa è particolarmente interessante per le soluzioni tecnologiche offerte, ma soprattutto perché affronta questioni molto attuali e dibattute: in primo luogo la scelta di innovare nel quadro della crisi causata dalla pandemia e, in secondo luogo, il rapporto tra tecnologia e beneficio per le aziende. È stato sottolineato come la tecnologia non genera automaticamente del valore, a meno che non sia affiancata da un piano strategico e organizzativo, che consideri attentamente l’impatto delle competenze. A tale proposito, consideriamo utile un confronto con la nostra esperienza di temporary manager a fianco delle PMI nella realizzazione di progetti di trasformazione digitale.

Trasformazione digitale: le ragioni del cambiamento

Venerdì 27 novembre è iniziato Digital Automation Week, un evento organizzato da Siemens, dedicato alle nuove soluzioni a disposizione delle imprese italiane, in particolare delle PMI, sensibili al tema della Trasformazione Digitale. Nel corso della prima giornata è stata presentata un’ampia panoramica dell’offerta di soluzioni proprietarie per il settore dell’automazione e sono state affrontate anche diverse questioni legate alla scelta di innovare: ha senso pensare ora all’innovazione? Perché proprio in questo momento? È necessario coinvolgere i collaboratori tenuto conto dell’attuale situazione di emergenza?  

“Il futuro è fatto di innovazione e velocità: il pesce veloce mangia il pesce lento”

L’esperienza e anche gli studi delle grandi società di consulenza sottolineano che le tecnologie digitali rappresentano oggi un fenomeno dirompente capace di rimettere in discussione gli equilibri competitivi. Attendere il ritorno al passato è un’aspettativa vana: occorre far posto ad una rinnovata capacità di interpretare i nuovi bisogni del mercato e puntare sulle tecnologie e i modelli di business più promettenti. Il mercato premierà non chi è grande, ma chi si adatterà più velocemente alle nuove condizioni.

I trend emergenti

Oggi sempre di più si parla di sicurezza, connettività, digital experience, cloud, blockchain, simulazione e visualizzazione e di molte altre tecnologie cosiddette abilitanti. In particolare alcuni studi mettono in evidenza che l’Edge computing, l’Augmented Reality e l’Artificial Intelligence avranno un ruolo decisivo.

Key Influencer in the future of Automation
Source: Frost &Sullivan (2018)

Le tecnologie digitali non sono sufficienti a generare maggiore redditività: occorre una chiara visione strategica e di business, che guidi la trasformazione digitale nell’organizzazione.

“La tecnologia di per sé non ha molto significato se non è finalizzata a un obiettivo

Come è stato argomentato dai relatori intervenuti, “la tecnologia di per sé non ha molto significato se non è finalizzata a un obiettivo”. Occorre ragionare in modo concreto su ciò che si vuole realmente migliorare. “Ai miei clienti – riprendendo un passaggio degli interventi – chiedo sempre: quali sono i vostri più grossi mal di testa? Su che cosa vorreste agire? Sulla flessibilità, la riduzione del time-to-market, l’aumento di produttività?”

Queste sono certamente le domande di partenza. In un approfondimento successivo si identificheranno gli obiettivi specifici da raggiungere in un progetto iniziale di digitalizzazione o in un percorso di trasformazione digitale già in atto. Ad esempio si potrebbe agire sulla riduzione della dimensione minima dei lotti, o abbattere i tempi di sviluppo, o ancora lavorare sul tempo di messa di servizio delle attrezzature, o sui problemi di qualità.

Tuttavia, non si ripete mai abbastanza il fatto che l’innovazione diventa davvero profittevole quando l’obiettivo è di carattere strategico e non si adagia unicamente sulla logica del risparmio: alla base ci deve essere sempre la consapevolezza che l’innovazione è l’unica via per intercettare le nuove opportunità di business in un mercato sempre più incerto e mutevole.

Trasformazione digitale e competenze

Nel corso degli interventi è stato ricordato come il fattore centrale per innovare in azienda sono le persone: “L’iniziativa può partire da imprenditori illuminati che hanno progetti e sanno convincere i tecnici. A volte invece è la parte IT (Information Technology) od OT (Operational technology) che capisce le potenzialità. Quello che conta alla fine è la convinzione di gruppo

Il beneficio offerto dall’innovazione diventa effettivo quando il cambiamento tecnologico è accompagnato da un adeguamento delle competenze delle persone che devono gestire i nuovi sistemi e, per farlo, spesso devono cambiare radicalmente il loro metodo di lavoro. È importante quindi curare l’aspetto della comunicazione interna ed esterna, gestire il coinvolgimento effettivo delle persone (ad esempio attraverso l’utilizzo di metodologie Lean) e progettare l’introduzione di benefit e incentivi collegati al miglioramento delle competenze digitali e alla valorizzazione delle soft skills.

“Quello che conta è la convinzione di gruppo”

Sul fronte delle competenze, recentemente in occasione del World Economic Forum (“The Future of Jobs Report 2020”, Oct 2020) è stato sottolineato come la domanda di nuove professionalità emergenti diventerà centrale nei nuovi sistemi organizzativi e non potranno essere coperte totalmente dalle risorse interne. Per il futuro sarà dunque importante prevedere dei piani di formazione di medio termine delle competenze necessarie per sostenere la trasformazione digitale.

Emerging and Redundant job roles - Italy
Source: “The Future of Jobs 2020 Report 2020” (WEF2020)

Inoltre, soprattutto per le PMI, sarà utile esplorare nuove forme di collaborazione con soggetti esterni, fornitori, partner, clienti o all’interno dei nuovi ecosistemi dell’innovazione. Un esempio è dato dai Digital Innovation Hub, o dai centri tecnologici, quale il Digital Enterprise Experience Center di Piacenza, dove le aziende possono fare sperimentazione pratica e personalizzata sulle proprie esigenze.

Una nuova opportunità dall’offerta di servizi di temporary management

La ricerca di obiettivi chiari, l’arricchimento della rete di collaborazioni, l’aggiornamento delle competenze, la gestione delle risorse umane, effettuati seguendo l’approccio sopra descritto, sembrano dettati dalla necessità e dal buon senso, ma sarebbe un errore considerarli un fatto scontato o un processo lineare. Grazie alla loro flessibilità e intraprendenza le imprese italiane hanno dimostrato di saper affrontare tali questioni, agendo con senso pratico, valutando con attenzione i progetti di innovazione in base all’effettiva redditività, o compiendo piccoli passi successivi, senza avventurarsi in piani sovradimensionati e costosi.

“Piccoli passi nella giusta direzione”

Questa è la filosofia che adottiamo anche nella nostra Community CDigital, costituita da Temporary Manager, che operano fianco a fianco alle persone all’interno dell’azienda, come nel caso di Fit4TheFuture un Programma, a livello nazionale di 12 interventi di ammodernamento e innovazione digitale gestito da CDi Manager,  finanziato totalmente da 4Manager, Ente bilaterale per le politiche attive del lavoro di Confindustria e Federmanager.

Non basta ideare o implementare tecnologie: ci assicuriamo che i progetti diventino un “fatto organizzativo”, un elemento incorporato e vivo nei processi e nelle modalità di lavoro delle persone. Per sua natura il Temporary manager è un realizzatore ed una guida per il team che gli viene affidato.

Schema di programmazione progetti Fit4The future
Fit4TheFuture – Schema di programmazione degli interventi

Autore:

Gianpiero Negri è responsabile operativo e coordinamento/Content Creator in CDigital, esperto nell’Area Business Modeling. Opera come consulente nell’ambito della creazione di imprese innovative, della ricerca di investimenti in capitale di rischio e dello scouting tecnologico

CDigital si è attivata in tal senso creando dei KIT di intervento, che costituiscono strumenti attuativi semplici e ad alto impatto a disposizione dell’impresa. I KIT sono stati sviluppati in modo tale da aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle aree di intervento che ritengono prioritarie. Scopri i KIT CDigital più adatti a te.

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